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Giovedì, 18/07/2019
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Parco Fluviale Regionale del Taro

parco taro
Guide turistiche
Maura Gualandi - Parma
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Il Parco del Taro si estende per 20 chilometri da Ponte Taro fino a Fornovo, nel tratto di alta pianura del fiume. L’ampio alveo divaga e l’acqua corrente guadagna il suo percorso in un materasso di ghiaia. Le rive del corso d’acqua sono in generale sopraelevate dal letto e presentano una copertura vegetale a mosaico. Ampie superfici hanno una prevalente copertura erbacea, con essenze di ambienti asciutti. Talvolta addirittura predominano le specie di terreni marcatamente aridi. Queste praterie sono spesso intervallate da arbusti dispersi, talora aggregati in macchie più o meno dense che, localmente, possono dare luogo a formazioni di fitte boscaglie. Dove il suolo è più profondo e i sedimenti dei terrazzi che orlano il margine del corso d’acqua corrispondono alle alluvioni più antiche, si rinvengono boschi con piante ad alto fusto che svettano con le loro chiome sul paesaggio fluviale. In questa fascia più arretrata rispetto all’alveo, l’attività umana si è maggiormente sviluppata e diverse superfici sono occupate da terreni agricoli destinati prioritariamente alla coltura delle foraggiere per l’alimentazione bovina e per la produzione del Parmigiano-Reggiano. Il territorio del Parco presenta una successione di ambienti che, nel loro insieme, costituiscono l’ecosistema fluviale del Taro. Lungo il corso principale del fiume si osserva un paesaggio solo in apparenza monotono e desolato: le acque scorrono tra isole di ghiaia e sabbia, scavando e modellando nuovi percorsi ad ogni piena. La variabilità delle portate e i fenomeni di erosione causano un continuo rinnovo dello strato superficiale del suolo; ciò modifica l’aspetto del corso d’acqua e non consente l’insediamento di associazioni vegetali permanenti. La scarsa vegetazione presente è infatti costituita da piante pioniere e annuali; solo nelle zone più elevate, non raggiunte dalle piene, crescono Pioppi e Salici a portamento arbustivo. Le isole di ghiaia e sabbia sono utilizzate da varie specie di uccelli che vi depongono le uova scavando una piccola buchetta. Le zone umide si incontrano, invece, fra i rami secondari del fiume, dove il limo si depositi sul fondo favorendo la crescita di organismi vegetali, nei canali, spesso contornati da boschetti di Ontani e Salici e caratterizzati dai canneti in cui nidifica il Martin pescatore, nei laghi che riempiono antiche cave abbandonate, dove si ricrea un ambiente palustre popolato da una grande varietà di specie vegetali e di uccelli.

Percorrendo le sponde del fiume è possibile osservare ancora vaste aree boscate, spesso parallele al corso del fiume. La tipologia di bosco presente nel Parco è, per la maggior parte, quella del bosco igrofilo, formato da essenze tipiche di ambienti umidi, Pioppo bianco, Salice bianco, Ontano nero. Ma nelle zone più distanti dal fiume e dove, per fattori antropici (captazioni idriche), si verifica una mutazione del livello di falda, si assiste a una trasformazione da bosco igrofilo a planiziale, con presenza di specie non autoctone come la Robinia e altre tipiche di ambienti asciutti come la Roverella. In una delle aree boscate più estese del Parco è presente una “garzaia” cioè una colonia di aironi di varie specie che nidificano in comunità, su alcuni esemplari di Pioppo bianco e Pioppo nero. Le zone con folte macchie di cespugli rappresentano, nel territorio del Parco, uno degli ambienti di minore estensione ma di maggiore importanza per la presenza di particolari nicchie ecologiche. Infatti moltissime specie di arbusti (Biancospino, Ligustro, Corniolo sanguinello, Olivello spinoso e altri) producono bacche commestibili per gli uccelli, fornendo così una risorsa alimentare fondamentale durante i mesi freddi dell’anno. Ai margini degli ambienti più naturali, situati lungo il corso del Taro, si estende una zona prevalentemente agricola con insediamenti umani, anch’essi compresi entro il perimetro del Parco. Nonostante il forte grado di artificialità di questi ambienti, nei campi, nei giardini delle abitazioni, nei vecchi fabbricati rurali disabitati, si possono trovare varie specie di uccelli che si sono adattati alla convivenza stretta con l’uomo. Per raggiungere la Corte di Giarola, sede del Parco, in automobile dalla A15 Parma-La Spezia, è possibile uscire ai caselli di Parma ovest o Fornovo. Uscendo a Parma ovest si prosegue in direzione Parma e, oltrepassato il ponte sul fiume, s'imbocca la strada a destra per Collecchio, quindi si prosegue in direzione Fornovo e, all'altezza della località Pontescodogna, si svolta a destra in Strada Giarola. Uscendo al casello di Fornovo si prosegue in direzione Collecchio e Parma; dopo l'abitato di Gaiano si seguono le indicazioni per la Corte di Giarola che è collocata sulla sinistra rispetto alla direzione di provenienza.

Fonte: Parco Fluviale Regionale del Taro

 

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