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Mercoledì, 01/12/2021
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Parco Fluviale dell'Alcantara

letto del fiume

Il fiume Alcantara è uno dei corsi d'acqua più importanti della Sicilia. Nasce dai Monti Nebrodi a quota 1250 metri, nei pressi di Floresta, e scorre per 50 chilometri prima di sfociare nei pressi di Capo Schisò. Il suo bacino idrografico ha una superficie di circa 573 Kmq e le sue acque scorrono tra il massiccio vulcanico etneo a sud e le propaggini meridionali dei monti Nebrodi e Peloritani a nord. Sotto il profilo vulcanologico, l'alveo dell'Alcantara è stato interessato in epoca preistorica e protostorica da colate laviche che a più riprese ne hanno ostruito o modificato il corso. In corrispondenza dei litotipi basaltici il corso d'acqua ha creato localmente delle caratteristiche “forre” con pareti alte diverse decine di metri, caratterizzate da strutture colonnari subverticali “a canna d'organo“ o leggermente arcuate ad “arpa“ e a “ventaglio“ o disposte orizzontalmente a “catasta di legna“ oppure caoticamente fratturate, più o meno evidenti in relazione allo spessore ed al tempo di raffreddamento del corpo lavico. Nella parte apicale del bacino idrografico si è formato il lago Gurrida, unico esempio di lago di sbarramento lavico in Sicilia, da parte di una colata che ha ostruito l'alveo del fiume Flascio. In territorio di Randazzo, il fiume si sposa con le pendici dell'Etna, qui si rimpingua, vive, diventa figlio della “Montagna”. Dietro i ruderi del Castello, in territorio di Francavilla di Sicilia, vi sono preziose testimonianze di archeologia industriale: l'energia cinetica dell'acqua si trasforma, in virtù di noti principi della fisica, in energia elettrica. Vecchie turbine, paratoie, e poi giù, nella frazione di Fondaco di Motta Camastra, e dopo su per la condotta forzata, il primo salto e… fu la luce; la prima produzione di energia elettrica, fra la fine dell''800 e l'inizio del '900. Nel Comune di Motta Camastra (Me), sul versante Messinese, si trova l'unica grotta di scorrimento vulcanico; ostica da raggiungere ma splendida da ammirare; a testimonianza delle sue enormi dimensioni viene chiamata “Grotta dei Cento cavalli”. Da Gaggi verso l'abitato di Calatabiano, il fiume amplia l'alveo per tornare a restringersi in prossimità della foce, nel territorio di Giardini Naxos, dove solcano le campate del famoso ponte di origine araba Al qantar (il ponte), dal quale derivò il nome di questo meraviglioso corso d'acqua, corridoio ecologico di una “Valle delle Meraviglie”.

Lungo il fiume il paesaggio vegetale è caratterizzato da differenti fitocenosi che dipendono da diversi fattori ecologici come la morfologia del bacino idrografico della vallata, la diversa ampiezza dell’alveo e le oscillazioni nel deflusso stagionale delle acque. Il tratto montano del territorio, in cui ricadono Pizzo Leo, monte Croce Mancina, Pizzo Petrolo, Pizzo Palo e Monte Castellazzo costituisce un massiccio montuoso, considerato come appartenente ai Peloritani occidentali, con una morfologia dei versanti modellata dai numerosi corsi d’acqua, a regime prevalentemente torrentizio. Questo lembo dei Peloritani, noto essenzialmente perché popolato da una ricca avifauna (aquila reale e aquila del Bonelli), desta un considerevole interesse naturalistico anche per la presenza di cenosi forestali, tra le quali si segnala la faggeta, unica in tutti i Peloritani. Lo studio del Bosco di Malabotta, evidenzia la valenza naturalistica della faggeta ed il suo interesse per la storia della vegetazione montana dell’Isola. La tutela di questo consorzio forestale è di grande rilevanza poiché è noto che, una volta distrutto il faggio, difficilmente si riusciranno a ricostruire le condizioni ecologiche ottimali. Nel tratto compreso tra le sorgenti di Randazzo, le sponde sono interessate, per ampi tratti, da saliceti arbustivi ed arborei; da Randazzo a Castiglione, laddove il fiume tende ad assumere la fisionomia di fiumara con ampi greti ciottolosi, si insedia una vegetazione glareicola, sostituita da densi cespuglietti a oleandro sui terrazzi alluvionali più sollevati rispetto al greto del letto. Tra Castiglione e Gaggi il fiume scorre in una valle ristretta fiancheggiato da aspetti delle ripisilve, con presenza anche di platani. Da Gaggi alla foce la vallata si apre e lungo il corso del fiume si ripresentano le formazioni di Platano-Salicetum gussonei. La differenziazione morfologica dell'ambiente fluviale permette una variegata sopravvivenza di specie animali. Nel tratto montano, in prossimità della sorgente, alla confluenza con il parco dei Nebrodi, non è raro imbattersi in uccelli rapaci come l'aquila reale, il nibbio, il falco pellegrino e lo sparviero, che raggiungono l'Alcantara a caccia di cibo. Le paludi sono popolate da tarabusi, nitticore, garzette e mignattai, mentre fra i boschi vivono numerose specie come il gufo, il rigogolo e il picchio muratore. Attraversando il territorio del parco, poi, è facile imbattersi nelle tracce di piccoli mammiferi fra cui lepri, conigli, istrici, ghiri, e carnivori come donnole, martore, volpi e gatti selvatici. Le acque placide dei laghetti e delle paludi costituiscono l'ambiente ideale delle testuggini acquatiche e di una nutrita colonia di anfibi.

Le escursioni alla scoperta della Valle dell'Alcantara possono essere effettuate a piedi o anche a cavallo, grazie ai due “ipposentieri” realizzati in collaborazione con l'Associazione Alcantara Trekking. Il primo tracciato si snoda fra i comuni di Francavilla di Sicilia, Motta Camastra e Castiglione di Sicilia; il secondo si articola nelle contrade di Motta Camastra, fino a raggiungere la sommità di Montagna Grande. Gli appassionati di trekking hanno a disposizione il Sentiero Natura “Le Gurne dell'Alcantara”: una passeggiata tra natura, storia e tradizioni, per scoprire i luoghi più belli del Parco, i ruderi del castello di Francavilla, gli scavi archeologici, le saje e le gurne. Nove punti di osservazione, lungo il sentiero, consentono di ammirare la vegetazione ma anche i vicini centri di Castiglione di Sicilia e Motta Camastra.

 Fonte: Parco Fluviale dell'Alcantara

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