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Martedì, 12/12/2017
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Da Vittorio Veneto lungo la “via degli altopiani”

vittorio veneto

Un itinerario breve ma denso di splendidi scenari alpini conduce da Vittorio Veneto, in provincia di Treviso, al Bosco del Cansiglio, per poi piegare verso il borgo di Pieve d'Alpago e ridiscendere verso Vittorio Veneto, lambendo le sponde del Lago di Santa Croce. Oltre ad essere stata teatro di una delle più celebri battaglie della Prima Guerra Mondiale, Vittorio Veneto è una cittadina ricca di testimonianze medievali e rinascimentali, formatasi dalla fusione delle antiche comunità di Serravalle e Ceneda che, unendosi, presero il nome di Vittorio Emanuele II. La posizione dominante sulla pianura trevigiana, nella stretta gola che garantisce l'accesso al Cadore, e la presenza del fiume Meschio contribuiscono alle attrattive paesaggistiche della cittadina. Lungo il fiume si scorgono i mulini, le cartiere, le fonderie e le segherie su cui, per molti secoli, fu fondata l'economia locale. Il bel Duomo settecentesco di Serravalle custodisce una “Madonna con Bambino” del Tiziano e altre opere di grande pregio. Molto raffinata anche la Loggia progettata da Jacopo Sansovino, inserita nell'antico palazzo municipale di Ceneda. Meritano una visita anche il Castello di San Martino, oggi sede vescovile, e le chiese di Santa Giustina e di Santa Augusta. Quest'ultima si raggiunge percorrendo una lunga scalinata che termina con un belvedere affacciato sui tetti del centro cittadino. Suggestive dimore gotiche e rinascimentali si affacciano su via Martiri della Libertà. Uscendo da Vittorio Veneto, si imbocca la strada provinciale 422, in direzione di Mezzavilla, e si incontra quasi subito una deviazione per le Grotte del Caglieron, un complesso costituito da una grotta naturale affiancata da diverse cave. La cavità naturale è stata scavata dal torrente Caron, che tuttora la percorre originando una serie di cascate e di marmitte. Un sentiero attrezzato con passerelle in legno costeggia il corso del torrente all'intero delle grotte. Le cave di arenaria, risalenti al Cinquecento, fornivano materiale per l'edilizia privata. Tornati a Mezzavilla, si riprende la strada panoramica che sale tortuosa fino ai 1120 metri della Crosetta, una splendida postazione panoramica che domina sulla piana del fiume Livenza. Da qui si inizia la lenta e piacevolissima discesa nel Bosco del Cansiglio, la vasta foresta demaniale composta da larici, faggi e abeti rossi e bianchi, famosa già al tempo della Repubblica di Venezia, che da questi fusti traeva il legname per le proprie navi. La distesa verdeggiante ricopre il caratteristico catino naturale dell'Altopiano del Cansiglio, a cavallo fra le provincie di Treviso, Belluno e Pordenone. La natura carsica del terreno fa sì che le abbondanti precipitazioni non alimentino corsi d'acqua ma vadano ad arricchire il sottosuolo. Di quando in quando, la foresta con il suo fitto sottobosco e la sua fauna di caprioli, daini e cervi lascia il passo ai caratteristici pascoli alpini. L'intero territorio dell'altopiano è protetto da riserve naturali. Superato il paesino di Spert, la strada piega verso ovest, toccando i borghi di Tambre e Lavina, ed immettendo nell'Altopiano di Alpago. Al centro di questo scenario verdeggiante, ai piedi del monte Dolada, si incontra il paesino di Pieve d'Alpago, nota località di villeggiatura abitata, però, già in epoca preistorica. Attraverso una serie di saliscendi si raggiunge il corso del Piave presso Ponte nelle Alpi. Qui bisogna piegare a sinistra, imboccando la Statale 51, che si insinua fra le pendici del Nevegal e il Lago di Santa Croce. Una fitta rete di sentieri percorribili a piedi o in bici, oltre a ottimi impianti di risalita, fanno del Nevegal una meta attraente in tutte le stagioni. Dalla vetta del “colle dei bellunesi”, la vista spazia sull'intera cerchia dolomitica e sulla Valbelluna. Sulla sinistra si costeggia il Lago Santa Croce, caratteristico specchio d'acqua a forma di cuore, costantemente increspato da una brezza che ha origine dal riscaldamento delle montagne dell'Alpago e dalla conseguente rarefazione dell'aria sottostante. Fin dai primi giorni di primavera, la superficie del lago appare punteggiata dalle vele dei surfisti e da altre piccole imbarcazioni. Ma il più esteso bacino naturale compreso nel Veneto riveste anche una notevole importanza paesaggistica e naturalistica, sottolineata dalla istituzione di un'oasi che protegge la flora e la fauna della zona. Molti uccelli migratori sostano presso il lago nel periodo primaverile ed autunnale. Un bel sentiero sterrato si può percorrere a piedi, dal ponte sul Tesa, costeggiando la riva destra fino all'inizio segnalato del percorso naturalistico. Alcune deviazioni consentono di osservare il canneto e la vegetazione riparia, oppure di raggiungere la spiaggia sulla sponda settentrionale. Tornati in auto, e superata la Sella di Fadalto (il miglior punto d'osservazione sul lago), si costeggiano il Lago Morto e quello di San Floriano. L'ultimo tratto è più tortuoso e scende rapidamente verso la stretta di Serravalle, attraverso cui si rientra a Vittorio Veneto.

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