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Mercoledì, 22/11/2017
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Il Parco del Gran Paradiso

gran paradiso

Il territorio del Parco Nazionale del Gran Paradiso, a cavallo tra Piemonte e Valle d'Aosta, si estende su circa 70.000 ettari in un ambiente squisitamente alpino. Le montagne del gruppo del Gran Paradiso sono state incise e modellate da grandi ghiacciai e dai torrenti fino a creare le attuali vallate. Nei boschi dei fondovalle, gli alberi più frequenti sono i larici, misti ad abeti rossi, pini cembri e, più raramente, all'abete bianco. Man mano che si sale lungo i versanti, gli alberi cedono il passo ai vasti pascoli alpini, ricchi di fiori nella tarda primavera. Salendo ancora, sono le rocce e i ghiacciai a caratterizzare il paesaggio, fino ad arrivare alle cime più alte del massiccio, che toccano i 4.000 metri. Proprio nel cuore di questo straordinario territorio si può percorrere un itinerario che non deluderà gli appassionati della montagna e della natura in genere. Una volta percorsa la bella Valsavarenche sino al parcheggio, a 1960 metri di quota, ci si trova già nel mezzo del Parco Nazionale famoso per la sua ricchezza florofaunistica. Il suo simbolo, lo stambecco, è piuttosto confidente e non è difficile osservarlo al pascolo nei prati alpini. I maschi, riconoscibili dalle lunghe corna ricurve, vivono in piccoli gruppi, mentre le femmine, dalle corna più corte, e i piccoli formano branchi separati. Quasi sempre si ascolta il suo fischio prima di vederla: è la marmotta, un simpatico roditore degli ambienti montani. Scomparso dal Parco nel 1912, il gipeto sta ritornando sull'arco alpino grazie a un progetto di reintroduzione internazionale. Nella zona nidifica poi un altro grande rapace, l'aquila reale, non troppo difficile da osservare. Come dice il nome, il crociere (Loxia curvirostra) è caratterizzato dal becco con le punte che si incrociano, peculiarità che gli permette di far leva sulle pigne per estrarne i semi. È un uccello tipico dei boschi di conifere. L'unica conifera a perdere gli aghi in autunno, il larice è una pianta pioniera, capace di crescere in breve tempo anche sui terreni nudi dell'alta montagna, dove la vegetazione è quasi assente. Ma il simbolo dell'alta montagna è la stella alpina, diffusa dai 1500 ai 3200 metri di altitudine. Piuttosto localizzata, questa pianta è caratterizzata da una soffice peluria che ricopre il lato superiore delle foglie. Il giglio di monte, invece, è stato scelto come icona del giardino botanico Paradisia di Valnontey (Cogne), un'esposizione all'aperto della flora alpina. L'itinerario attraverso il parco prende il via dal ponte di legno sul torrente Savare. Da qui si può seguire il corso del torrente attraverso un sentiero pianeggiante e molto suggestivo. Ci si inoltra nella stretta valle, si costeggia una piccola “malga” e si attraversa poi un secondo ponte in legno. Il sentiero piega ora decisamente a sinistra e, risalendo con frequenti tornanti, si supera un tratto boschivo che ricopre il crinale della valle. Si continua a salire sino al limite della vegetazione, finché il sentiero piega verso est, lasciando intravedere lo splendido spallone del Ciarforon (3642 m) e la maestosa becca di Monciair (3544 m). Si raggiunge quindi il Rifugio Vittorio Emanuele, a quota 2775 metri. Qui è possibile ritemprarsi, circondati dalla natura, prima di riprendere il cammino il mattino seguente. Si torna sul sentiero che passa dietro il rifugio, in direzione nord-est. Si sale con facilità sino ad un canale innevato che porta ai piedi del ghiacciaio. Sulla sinistra l'acqua di fusione scorre sulla roccia offrendo suggestivi effetti di luce. Ora è necessario indossare i ramponi per risalire il canale. Si cammina infatti sul ghiacciaio e si supera subito una prima balza, seguita da una serie di dossi, mentre si continua a salire leggermente in quota. Si devia poi a sinistra, attraversando la schiena d'asino che separa il ghiacciaio del Gran Paradiso da quello di Laviciau. Un minimo di attenzione è richiesta nel caso in cui sia presente ghiaccio. Si prosegue lungo un ampio semicerchio, puntando dapprima in direzione della becca di Moncorvè e poi verso l'imponente cima del Gran Paradiso. Questo è forse il tratto più faticoso, sia per la quota, sia perché la cima sembra allontanarsi mentre camminiamo. Ai piedi della vetta si incontra una sella nevosa: la meta è vicina ma occorre fare attenzione alla presenza di pericolose cornici. Si supera ora un erto tratto di neve e ghiaccio. Negli ultimi metri è consigliabile approfittare di un paio di chiodi da roccia già presenti sul tracciato. Conquistata la montagna, il panorama spazia sulle cime più alte dell'arco alpino e compensa quindi ampiamente le fatiche della salita.

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