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Gli scenari delle Pale di San Martino

pale di san martino

Le Pale di San Martino sono un celeberrimo gruppo dolomitico dal valore scenografico pari solo a quello naturalistico e ambientale. La vetta principale del gruppo è il Cimon della Pala, che incanta milioni di turisti, dal tempo dei suoi primi esploratori. Oltre cento anni fa, Amelia Edwards scriveva che il Cimon “nella forma assomiglia ad una tomba faraonica, con quel pinnacolo piramidale sulla cima. Le spaccature verticali sono così terrificanti che sembra debbano spalancarsi da un momento all’altro e fare precipitare l’intera massa di rocce... Neppure il Cervino, che pure offre a chi lo guarda un aspetto crudele e ha alle spalle una lunga storia di tragedie, dà una tale misura della nostra piccolezza come il Cimon della Pala e incute una sensazione di smarrimento e paura”. Le Pale rappresentano, dopo i porfidi dei Lagorai e di Cima Bocche, la parte dolomitica del Parco Naturale di Paneveggio. Oltre alle alte e aspre vette dolomitiche, il paesaggio si arricchisce ultereiormente grazie all’Altipiano delle Pale, un “enorme tavoliere roccioso, che si stende per uno spazio di circa 50kmq ad un’altezza minima di 2.500 metri, con i lati che strapiombano a picco”, come ricorda Cesare Battisti. L'altipiano si stende fra la Pala di S. Martino e La Fradusta da un lato, e le Pale di S. Lucano dall'altro. Anche le Pale di S. Lucano sono costituite quasi completamente da roccia dolomitica. Impressionanti le loro pareti verticali che si elevano per 1500 metri sopra la vallata, e soprattutto il profondo solco glaciale che le separa dal gruppo dell’Agner. Ma, fra le numerose vette del gruppo, due montagne meritano particolare attenzione perché completamente diverse dalle altre. Sono la Cima di Pape e il Cimon della Stia, entrambe nel versante settentrionale del gruppo. Esse sono costituite da rocce vulcaniche, tufi e lave, che conferiscono loro il tipico colore immediatamente riconoscibile nel contesto circostante. A ridosso del gruppo delle Pale di San Martino, al confine fra Trentino e Veneto, si distende il meraviglioso Parco Naturale di Paneveggio. L’area protetta, che ha un’estensione di circa 20.000 ettari, conquista i visitatori grazie allo splendido contrasto tra le verdi distese boscose di Paneveggio e le cime minacciose e austere delle Pale, bianche, dorate o rosse a seconda dell’ora del giorno in cui le si osserva. L’area protetta, in realtà, è solo una frazione di un complesso montuoso ben più vasto. La foresta di Paneveggio si estende, infatti, nell’ultimo lembo di quel grande, solitario territorio montano che include la Catena dei Lagorai e il Gruppo della Cima d’Asta. Sono, queste, le montagne più incontaminate del Trentino. Fra queste cime l'uomo ha sempre faticato ad avventurarsi, come dimostra la scarsità di strade, impianti di risalita e insediamenti urbani. La foresta di Paneveggio, fitta e selvaggia, è da molti considerata tra le più belle delle Alpi. Essa ricopre la parte più orientale dei Lagorai, quella che va ad articolarsi, presso il Passo Rolle, con il gruppo delle Pale. Grazie anche al vincolo ambientale che la tutela, la foresta si estende ancora oggi per 2690 ettari e la sua specie più caratteristica è l’abete rosso. L’alto pregio di questa conifera rese il bosco uno dei preferiti dalla Repubblica di Venezia, che da qui prelevava parte del legname per costruire la sua flotta. Protetta da tagli eccessivi negli anni in cui appartenne sia ai Conti del Tirolo che all'Impero asburgico, dopo la Prima Guerra Mondiale passò allo Stato italiano e quindi alla Provincia Autonoma di Trento. Una particolarità dei tronchi di abete rosso di questa foresta è quella di essere straordinariamente adatti alla costruzione delle casse di risonanza di strumenti musicali come violini, violoncelli e contrabbassi. Una prerogativa nota da secoli, visto che anche gli Stradivari salivano fin quassù per scegliere il legno dei loro violini. La tecnica per scegliere un buon tronco armonico,oggi come allora, consiste nel battere un colpo secco con il palmo della mano sul tronco, appoggiando su questo l’orecchio per apprezzarne la risonanza. Da ricordare che nei pressi della foresta, ai Laghi Colbricon sono stati rinvenuti resti di insediamenti di cacciatori che qui si accamparono nel 7.500a.C. Grazie a questi reperti sono state ricostruite le abitudini di vita di uomini primitivi. Tutto il gruppo delle Pale di San Martino è punteggiato da una rete di baite e rifugi che fungono da punti di riferimento e stazioni di ristoro per itinerari di incomparabile bellezza, da da percorrere a piedi o in mountain-bike. Gli amanti della bicicletta possono partire dal Canale d'Agordo per raggiungere la Cascata di Gares e la Malga Stia, o attraversare la foresta da San Martino di Castrozza fino ai piedi delle Pale.

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