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La scalata al Colle di Costafiorita

A nord-ovest di Torino, il comune di Lanzo Torinese rappresenta la porta d'accesso naturale alle valli di Lanzo. Appena fuori dall'abitato scorre lo Stura, scavalcato dal famoso Ponte del Diavolo: una impressionante struttura a schiena d'asino (la sua campata misura 37 metri) che dal 1378 garantì, per secoli, l'unico accesso al paese attraverso la porta che si erge tuttora sulla sommità dell'arco. Da Lanzo si segue la strada di valle che, a sua volta, asseconda il corso dello Stura di Viù, affluente dello Stura. Il percorso, tutto tornanti, si apre a scenari sempre più suggestivi. Viù, centro principale della valle omonima, è posto su un rilievo a poco meno di 800 metri sul livello del mare, nel mezzo di una conca coperta da pascoli e boschi. A coronamento della valle si ergono cime imponenti come Il Rocciamelone, la Punta Bessanese, la Croce Rossa e, più a nord, la Levanna Orientale, tutte superiori ai 3500 metri. La bellezza del panorama ha attirato in questo luogo il fior fiore della nobiltà torinese, ma anche intellettuali e scrittori come Benedetto Croce, Silvio Pellico, Guido Gozzano. Attraversando il paese si incontrano chiesette pittoresche (la più interessante è la Parrocchiale di Col San Giovanni, con un campanile dell'XI secolo) e i caratteristici benal, costruzioni in pietra con il tetto di paglia di segale adibite a deposito. Poi si tocca l'abitato di Forno (frazione di Lemie) dove fa bella mostra di sé un altro ponte a schiena d'asino del XV secolo, per giungere a Chiandusseglio. Qui è sufficiente seguire le indicazioni stradali per imboccare sulla destra una ripida stradina che si inerpica fino a Case Fontane e a Inversigni. In corrispondenza del villaggio, a 1200 metri di quota, termina l'asfalto e inizia il percorso sterrato che consente di guadagnarsi i 2465 metri del Colle di Costa Fiorita. Il dislivello è notevole anche se non presenta asperità o difficoltà particolari: si devono mettere in conto almeno tre ore e mezza per la salita e due ore e mezza per la discesa. In ogni caso è consigliabile solo ad escursionisti esperti, nel periodo compreso fra maggio e ottobre. Chi non dispone dell'attrezzatura o dell'allenamento adatto può sempre portare a termine l'itinerario in auto da Chiandusseglio fino a Morgone, ultimo borgo della valle, e al Rifugio Vulpot, ai piedi delle splendide cime del Croce Rossa e del Rocciamelone. La salita da Inversigni deve sempre seguire il tracciato sterrato, trascurando le diramazioni laterali. In un primo tempo si attraversa una faggeta fitta e ombrosa, che sulla destra lascia intravedere la parete rocciosa del Crest Montà. Guadagnando quota si notano sempre più spesso i resti diroccati di alpeggi e casolari: oggi la stirpe dei montanari è ormai estinta ma qui restano le tracce di un passato non tanto lontano. Usciti dal bosco, dopo un paio di curve, ecco apparire la graziosa chiesetta di San Bartolomeo. Da questo punto il sentiero attraversa in dolce salita ampi pascoli verdeggianti. Scavalcato il Rio d'Ovarda e ignorata anche la deviazione sulla sinistra (conduce a un grosso alpeggio) si costeggia il versante occidentale del Truc d'Ovarda, popolato da una tenace vegetazione arbustiva. Bello il panorama sulla valle e sulle vette circostanti. Dopo altri due tornanti si arriva in vista dell'Alpe d'Ovarda, a 1890 metri di quota. Lo sterrato sfocia in un piazzale, ai margini del quale si riconosce un altare con una Madonnina incastonata nella roccia. È la Madonna dei Margari, la cui festa si celebra ai primi di Agosto. Con due terzi di ascesa alle spalle, questo è il punto più indicato per una sosta prima di affrontare la parte più impegnativa. Dietro l'altare, infatti, si scorge la traccia del sentiero che permetterà di giungere al passo. Il primo tratto si presenta ricoperto di rododendri, poi ci si imbatte nuovamente nel Rio d'Ovarda, superato il quale il sentiero diventa più visibile. Attraversato un secondo ruscello si piega a destra lungo l'evidente costone roccioso, quindi a sinistra: ora il sentiero alterna brevi salite a tratti pianeggianti, fino a raggiungere una radura frequentata da bovini al pascolo e parzialmente occupata dalle rovine di un alpeggio. Non resta che dirigersi verso sinistra per seguire la traccia che sale fra i cespugli, fino all'ampia conca erbosa di Costafiorita. Da qui passano anche un sentiero GTA (Grande Traversée des Alpes), il Sentiero Italia e la Via Alpina. Al di là del paesaggio, sicuramente impagabile, con un po' di fortuna è possibile avvistare un camoscio o uno stambecco. Per la discesa la soluzione migliore è offerta proprio dal sentiero GTA (opportunamente segnalato) che scende verso il Colle Paschiet: giunti a un pianoro con un grosso masso erratico si svolta a destra e si raggiunge con un ottimo sentiero l'Alpe d'Ovarda, da cui si prosegue seguendo la stradina sterrata dell'andata. In questo modo si evita la più lunga risalita al Truc.

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