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Martedì, 12/12/2017
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Salento: l'Adriatico incontra lo Ionio

Inizia a Otranto l'itinerario costiero sul versante orientale del basso Salento, sul versante adriatico, fino al Capo di Leuca e al punto di confluenza con il Mar Ionio. Sia che si disponga di un'imbarcazione, sia che si viaggi su quattro ruote, il percorso incanta per la densità di suggestioni storiche e paesaggistiche e per la limpidezza del mare, fra i più puri d'Italia. Gli automobilisti, infatti, possono seguire il percorso della Statale 173, in realtà una stretta litoranea panoramica che si snoda fra mille tornanti, costantemente a ridosso della costa alta e frastagliata. Nella “Porta d'Oriente”, questo l'appellativo spesso attribuito a Otranto, si respira un'atmosfera inconfondibile che sa di incontri, e talvolta scontri, fra culture. Bizantini e Normanni, Angioini e Aragonesi (con la tragica parentesi ottomana): questi alcuni dei popoli avvicendatisi fra le mura dell'antica Idro, costituitasi presso la foce di un torrente. Il pericolo delle scorribande dei mori accompagnò per secoli gli idruntini, concretizzandosi nello sbarco del 1480, quando la città fu espugnata dai pirati e 800 abitanti trovarono la morte per non aver voluto rinunciare alla religione cristiana. I nomi e i fatti di quel martirio riecheggiano sulle targhe delle viuzze raccolte a reticolo entro le mura, possenti e intatte. Il tempo sembra non volerne sapere di scorrere fra queste case plurisecolari, ammucchiate disordinatamente, spesso in forte pendenza, ma incredibilmente tenaci. Un tuffo nel Medioevo è la visita ai bastioni e al castello voluto da Ferdinando I d'Aragona a guardia della città, come pure l'ingresso nella Cattedrale romanico-bizantina che si affaccia sulla piazza principale. L'edificio misura 54 metri di lunghezza e poggia su ben 42 colonne monolitiche. Il pavimento della navata centrale è interamente ricoperto da un mosaico di dimensioni uniche, realizzato nel XII secolo. Le pareti dell'abside sono occupate dalle teche che espongono le ossa dei martiri sgozzati dai saraceni. Da non mancare anche la visita alla cripta, con le sue cinque navate scandite da capitelli ispirati agli stili più disparati. Poche centinaia di metri a sud del porto, veleggiando verso Leuca, si può già apprezzare la limpidezza di un mare straordinariamente ricco di flora e fauna, che si insinua fra falesie sempre più alte e cavità carsiche. Approdando nella Baia dell'Orte, una breve passeggiata attraverso la pineta permette di raggiungere la vecchia cava di bauxite: un cratere rossastro riempito dalle acque di una sorgente che ha dato vita a uno scenario surreale. Chi si muove lungo la Statale 173 si trova ben presto immerso in un paesaggio quasi lunare: la costa si alza sul livello del mare e presenta promontori rocciosi su cui svettano i resti di antiche torri d'avvistamento. Fra queste Torre Sant'Emiliano, la più orientale d'Italia e Torre del Serpe. Alle loro spalle si apre una distesa brulla e rocciosa, che in primavera assume i colori delle fioriture incorniciati dal verde delle coltivazioni. Sullo sfondo, oltre il mare, nelle giornate più terse si intravede il profilo della costa balcanica. La strada serpeggia fra lembi di deserto roccioso e torna a ridosso del mare all'altezza di Porto Badisco, una profonda insenatura dove, secondo la leggenda, sarebbe approdato Enea dopo la fuga da Troia. Dal mito alla storia: fra questi anfratti, a picco sul mare, si apre la Grotta dei Cervi, dove sono stati rinvenute tracce importanti di insediamenti paleolitici. Poco più a sud, la vegetazione si espande e si arricchisce rapidamente, assumendo i tratti caratteristici della macchia mediterranea. Quasi senza accorgersene si giunge a Santa Cesarea, un piccolo centro termale incorniciato da pinete rigogliose e da un mare sulfureo e cristallino, di colore azzurro intenso. Un bagno in queste acque è quasi obbligato, magari nell'incantevole caletta di Porto Miggiano, all'ombra dell'immancabile rocca costiera, oppure ai piedi del fiabesco Palazzo Sticchi, la cui sagoma moresca spicca su un promontorio: una delle numerose residenze signorili della zona. Si scende ancora alla volta di Castro, mentre al di sopra della scogliera si assiste al trionfo della macchia mediterranea e dei pini marittimi. Dal mare, al centro di un'insenatura, si scorge l'imbocco della Grotta Zinzulusa: una gigantesca bocca alta 15 metri sul pelo dell'acqua ingoia i visitatori in un dedalo di diramazioni che sfoggiano fantasiose architetture calcaree. Anche la Zinzulusa, come la vicina Grotta Romanelli, hanno rivelato la presenza dell'uomo preistorico. Attraccando nel porticciolo di Castro è possibile ritemprarsi nella piazzetta di questo pittoresco borgo marinaro dall'assetto medievale. Ma le sue origini sono certamente messapiche, e il nome chiarisce l'importanza di questo insediamento per i Romani. Gli scorci più suggestivi sono racchiusi nella “città alta”, raccolta attorno al castello angioino (considerato imprendibile per la sua posizione naturale) ed entro mura possenti e millenarie. A sud di Castro la scogliera si fa sempre più tormentata, in un saliscendi interrotto, di frequente, da piccole marine e villaggi di pescatori. Solo in barca è possibile apprezzare pienamente il fascino delle falesie a strapiombo su un mare subito profondo, come all'altezza del Canale del Ciolo, dove un ponte sospeso su una di queste gole si trasforma in trampolino per tuffatori temerari. Sull'ultima lingua di terra è adagiata Santa Maria di Leuca (la Finibus Terrae dei Romani). Sul promontorio che separa lo Ionio dall'Adriatico svettano il faro e il Santuario dedicato alla Vergine, mentre il borgo è un grappolo di case bianche sparpagliate lungo una costa meravigliosa, a tratti sabbiosa ma più spesso rocciosa, in cui si aprono innumerevoli grotte da esplorare, quando possibile, dal mare. Cavità un tempo abitate e in alcuni casi scavate dall'uomo, dai nomi evocativi come Grotta dei Giganti, Grotta del Diavolo, Grotta delle Tre Porte, Grotta degli Innamorati. Da vedere, infine, le scenografiche e variopinte ville in stile liberty costruite fra Ottocento e Novecento, circondate da ricchi giardini e dalla pineta che sovrasta l'abitato.

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