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Mercoledì, 22/11/2017
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Sulle strade campestri della valle del Ticino

parco del ticino

Fertili appezzamenti coltivati che si insinuano fra boschi di latifoglie, ultimi superstiti dell'immensa foresta che ricopriva la Pianura Padana; campi di mais e risaie irrigate da una fitta rete di rogge e canali, spesso fiancheggiati da filari di pioppi; zone umide coperte da un intrico di vegetazione igrofila; altipiani e colline verdeggianti a fare da cintura fra la pianura e le Alpi. Sono alcuni degli scenari ambientali che caratterizzano il Parco del Ticino, primo parco regionale italiano con un patrimonio di ben 91.000 ettari da proteggere, che si spinge fino alle porte di Milano, coinvolgendo anche altre due provincie lombarde: Varese e Pavia. Il parco sconfina anche in Piemonte dove, però, interessa solo la fascia fluviale senza raggiungere le aree urbanizzate. Le aree più interessanti restano, perciò, quelle alla sinistra orografica del Ticino. Qui si offrono molti esempi di perfetta integrazione fra l'ambiente naturale e l'attività dell'uomo, come dimostra la permanenza delle caratteristiche cascine lombarde con la loro inconfondibile struttura a corte quadrangolare. Moltissimi degli itinerari ciclabili nel parco, realizzati su stradine poderali tranquille e godibili in ogni stagione, offrono un incontro ravvicinato con questi storici centri produttivi dell'economia rurale. Qui se ne segnala uno che si sviluppa per circa 15 chilometri in provincia di Pavia, con partenza e arrivo a Vigevano, sempre su strade campestri. Nella zona è particolarmente suggestivo il paesaggio composto da boschi, frutteti e coltivi punteggiati da cascine più o meno imponenti fra cui spicca la Sforzesca, fatta costruire nel 1486 da Ludovico il Moro. In queste campagne, infatti, il duca di Milano (nativo proprio di Vigevano) introdusse la coltura del riso e sperimentò per la prima volta l'allevamento di pecore della Linguadoca, note per l'altissima qualità della loro lana. Chi arriva da Milano in auto, lungo la Statale 494 che passa per Abbiategrasso, può svoltare a sinistra al secondo semaforo dopo il ponte su Ticino, un attimo prima di entrare nel centro di Vigevano. Parcheggiata l'auto e inforcati i pedali, si comincia a seguire l'argine del fiume. La strada si inoltra nel Parco del Ticino, infatti è sufficiente tenere d'occhio la segnaletica bianca e rozza che indica il sentiero E/1 per non uscire dalla “retta via”. Il sentiero costituisce una sorta di “spina dorsale” del parco, tagliandolo da nord a sud in un contesto naturale di rara bellezza. Non a caso il suo percorso è stato sdoppiato per offrire una scelta fra sponda destra e sponda sinistra. Dopo pochi minuti ci si addentra in un bosco ripariale misto, fitto e ombroso, pedalando fra le tante ramificazioni del fiume che sembrano perdersi nel sottobosco di noccioli, biancospini e rose canine. Ogni tanto si scavalcano le acque limpide ma sonnacchiose di qualche roggia che si incarica di irrigare le campagne circostanti. Superato il ponticello sulla Roggia Selvatico, in corrispondenza di un bivio, si seguono ancora le indicazioni per il sentiero che, in questo tratto, si fa sempre più affascinante. Arrivati alla chiusa sulla Roggia Magna viene davvero voglia di fermarsi per contemplare il paesaggio. La roggia fu costruita dai Cistercensi nel Medioevo, ed è alimentata da acque risorgive. Sulle sue sponde proliferano specie igrofile come l'ontano nero e il salice grigio. Qui, fra l'altro, è possibile deviare sulla destra imboccando il “sentiero del Merlo”, che attraversa una serie di ambienti umidi. Proseguendo sul sentiero E/1, invece, si giunge su una strada sterrata che, poco più avanti, piega a destra ed esce dal bosco. Ci si immerge così nello scenario delle risaie e delle cascine, risalendo la valle fluviale in direzione di Vigevano. La strada si restringe ma torna asfaltata e conduce alla Sforzesca, la cascina modello voluta da Ludovico Maria Sforza. A prima vista ricorda da vicino la struttura di un castello, con quattro corpi di fabbrica intorno ad un cortile centrale quasi quadrato, e i quattro torrioni angolari detti “colombaroni”. Tutto attorno si dispiega la sofisticata rete di canali e mulini ad acqua progettata da Leonardo da Vinci, che fu tra i primi e più illustri ospiti della tenuta. Dopo una visita al complesso ci si rimette in sella sulla tranquilla Strada dei Rebuffi, evitando la strada provinciale e tagliando per i campi. All'incrocio con via Gambolina, la si imbocca a destra, per poi svoltare a sinistra sulla Strada Cascinino che riporta al punto di partenza, sull'argine del Ticino. In alternativa si può concludere l'itinerario piegando verso il centro di Vigevano e la splendida Piazza Ducale che, con le scenografie barocche del Duomo e i palazzi porticati, offre il meglio di sé proprio in versione notturna.

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