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La natura selvaggia del Sinis

in bici sulla costa del sinis

La penisola del Sinis, che con il suo profilo delinea il limite settentrionale del Golfo di Oristano, in Sardegna, è una delle più singolari e preziose oasi ambientali del “selvaggio ovest” italiano. Un territorio in cui, fra zone dominate dalla più lussureggiante macchia mediterranea, si aprono scenari da deserto sabbioso africano, dune e stagni pittoreschi in prossimità di una costa alta, rocciosa e frastagliata. Questo tesoro naturalistico è tutelato da un'Area Marina Protetta che include l'intera penisola e la vicina isola di Mal di Ventre, unica superstite di una lunga barriera granitica che in epoca preistorica fronteggiava la costa occidentale sarda. Nei tratti più bassi, la costa del Sinis lascia spazio a litorali sabbiosi di rara bellezza, composti da granelli di quarzo finissimi e luccicanti. Ma a più riprese, sul mare, si innalzano ripide falesie che poggiano su fragili depositi di arenaria ed evidenziano, a tratti, i segni di colate basaltiche. La presenza dell'uomo, documentata a partire dalla preistoria, ha lasciato tracce suggestive come i massi squadrati di roccia sedimentaria e vulcanica, le peschiere, i nuraghi, ma anche nel sito archeologico dell'antica Tharros, fondata dai Fenici e poi contesa da Cartaginesi e Romani. Una terra piatta, esposta al sole e ai venti, che agli occhi del biologo appare come uno straordinario mosaico di ecosistemi. La vegetazione è ovunque di tipo erbaceo o arbustivo, raramente arboreo. Canneti e giunchi, tamerici e finocchio selvatico, assenzio e malva, fantasiose architetture di fichi d'india: rifugi prescelti da una nutrita avifauna che annovera specie anche molto rare come il fenicottero rosa e l'airone cinerino. La natura stessa di questa terra ne fa un polo d'attrazione per ogni genere di escursionisti, dai principianti agli appassionati di trekking e ai fan della mountain bike. In particolare per le due ruote, il Sinis offre percorsi adatti anche alla pratica agonistica. L'ambiente naturale selvaggio e le numerose vestigia storiche che si incontrano lungo i vari percorsi conferiscono all’escursione un carattere, oltre che sportivo, di vera e propria scoperta. Coloro che amano mettersi alla prova, e prediligono i percorsi più tecnici e sportivi, troveranno condizioni ideali sulla catena del Montiferru, che domina l'entroterra a nord del promontorio. Qui si incontrano diversi sentieri, tradizionalmente più usati dai pastori, che si inerpicano sulle vette della montagna per poi ridiscendere verso il mare. Per i ciclo amatori meno allenati, invece, sorprese e paesaggi altrettanto affascinanti sono alla portata, percorrendo i facili itinerari costieri, praticamente privi di dislivello. Pedalare lentamente, d'altro canto, è necessario per lasciarsi ipnotizzare dal paesaggio lagunare, animato da fenicotteri e rapaci lacustri, contrapposto a quello della macchia mediterranea aggrappata sull'orlo delle falesie a strapiombo sul mare. Serve una mezza giornata libera per completare l'itinerario che si snoda lungo il promontorio del Sinis, per circa 25 chilometri. Si parte dalla penisoletta di Capo Mannu, nell'estrema propaggine settentrionale del Sinis, dove si incontrano alcuni fra i tratti costieri più alti e frastagliati. Ma basta spostarsi di pochissimo per costeggiare la spiaggia chiara e purissima di Putzu Idu, oltre la quale si stende un mare di smeraldo il cui fondale rimane basso per parecchie decine di metri. Nell'interno si trova lo stagno di Sale Porcus, che nella stagione calda brulica di fenicotteri, anatre selvatiche e cavalieri d'Italia. Più a sud, dai contrafforti rocciosi di Su Tingiosu, si ammira un panorama incantevole al centro del quale spicca il profilo dell'isola Mal di Ventre. Una folta macchia di rosmarino, lentisco e finocchio selvatico cinge la stradina che scende verso Capo Sturaggia, oltre il quale inizia la bellissima spiaggia di Portu Suedda, composta da granuli di quarzo traslucidi perfettamente arrotondati dal mare. Non meno bello è il lido di Mari Ermi, nel tratto centrale del Sinis, caratterizzato da una sabbia meno fine. La spiaggia torna ad essere candida lungo la costa di Is Arutas, che accompagna l'escursionista fin nei pressi dell'abitato di San Giovanni in Sinis. Superate le dune costiere di origine fossile a Funtana Meiga, infatti, si entra in questo antico borgo di pescatori che prende nome da una chiesetta costruita in epoca paleocristiana, con grossi blocchi di pietra viva dal colore caldo. Da San Giovanni parte una strada sterrata che porta alla scogliera rossastra di Abbarossa e all'oasi WWF di Torre Seu. Per l'importanza ambientale di questa zona, l'accesso è consentito solo a piedi. Sempre da San Giovanni del Sinis, infine, è possibile risalire alla base nord della collina di Capo San Marco, per visitare le rovine di Tharros, dove si conservano vestigia stratificate che vanno dall'Antichità all'Alto Medioevo.

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