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Venerdì, 24/11/2017
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Pedalando sull'Appia Antica

Uscendo da Roma, i primi rilievi di una certa entità che si incontrano sono i Colli Albani, su cui dominano le celebri cittadine dei Castelli Romani. In quest'area, lo spettacolo naturalistico è reso impareggiabile dalla presenza di laghi vulcanici e di una fitta vegetazione boscosa. Alle selve si alternano numerose coltivazioni, soprattutto la vite. Tutta la zona riveste, d'altra parte una grande importanza storica e architettonica. Può bastare una normale bicicletta per tuffarsi nella storia di Roma, percorrendo la più famosa delle vie consolari: l'Appia Antica. La sua carreggiata, tutta completamente selciata con grandi e lisci basoli, era larga oltre quattro metri e consentiva quindi il passaggio contemporaneo di carri nei due sensi di marcia. Per chi andava a piedi esisteva poi un "prolungamento"in terra battuta, sui due lati, di circa un metro e mezzo. Ogni 15 chilometri si incontravano, lungo la strada, le stazioni di posta per il cambio dei cavalli e per la sosta dei viaggiatori a piedi. Nel suo primo tratto, fino ai Colli Albani, l'Appia Antica è continuamente costeggiata da grandi ville romane, tombe e monumenti funerari di vario genere. Per uscire da Roma e dirigersi verso i Colli si può seguire la parte cittadina della “Regina viarum”, inclusa nel Parco dell'Appia Antica, lungo la quale sono osservabili molti siti archeologici in parte ben recuperati e visitabili. Basta raggiungere la Porta San Sebastiano e percorrere l’antico Clivo di Marte. Superata la “Marrana della Caffarella”, piccolo affluente del Tevere, si è al bivio con la Via Ardeatina, da dove ha inizio la via che porta ad Albano Laziale. Superato l’ingresso alle Catacombe di San Callisto e quello alle Catacombe Ebraiche, si arriva alla Basilica di San Sebastiano. Duecento metri dopo si scorgono i ruderi della residenza dell’Imperatore Massenzio, con il famoso circo per le corse dei carri. Superata la tomba di Cecilia Metella, inizia un bel tratto in cui la strada è pavimentata ancora con i grandi basoli di lava vulcanica. Lasciata alle spalle l'Urbe, l'Appia è fiancheggiata qui da splendidi pini e cipressi. Lungo il tracciato si allineano tombe e sepolcri. Dopo quello di Sant’Urbano inizia uno dei tratti più ricchi di reperti, che prosegue fino al V Miglio. Di seguito si incontrano il Tumulo dei Curiazi, i ruderi del sepolcro di Settimia Galla, i resti di un impianto termale, fino al più grande mausoleo della Via Appia, quello di Casal Rotondo. Poco oltre il raccordo anulare, la via torna sterrata, e sfoggia altri monumenti di epoca romana. Una volta giunti alle Frattocchie ci si immette sulla statale 7, portandosi a ridosso del recinto che chiude il lago vulcanico di Albano e incontrando l'omonima cittadina. Ad Albano Laziale, si può visitare il Duomo, la Chiesa di S. Pietro, del VI secolo, e la Tomba degli Orazi e Curiazi. Da qui, sempre seguendo la statale, si raggiunge Ariccia, cittadina collocata lungo il percorso dell'Appia Antica, con lo stupendo complesso di Piazza della Repubblica, creato dal Bernini intorno alla metà del '600. Poco prima del chilometro 26 si scende a destra verso la Valle di Ariccia. L’Appia Antica scende nella vallata attraverso il Pons Aricius, capolavoro di ingegneria romana. Al primo bivio si svolta a sinistra, scendendo fin sul fondovalle e passando per l’antica Ariccia, di cui rimangono solo ruderi. Sempre seguendo l'Appia Antica, si percorre una angusta stradina asfaltata che conduce alla periferia di Genzano di Roma, cittadina famosa per l'ottimo vino, come testimoniato anche dalla caratteristica fontana, ornata da tralci e viticci. Nel centro di Genzano si riprende la statale 7 in direzione di Nemi. Al bivio per Nemi si svolta a sinistra, salendo verso le storiche residenze di Genzano. Dopo 200 metri si scende a destra sullo sterrato e si entra nel recinto vulcanico che chiude il piccolo Lago di Nemi, sacro alla dea Diana. Il lago rappresenta uno degli aspetti naturalistici più pregevoli del Parco dei Castelli Romani. Lungo la sponda settentrionale è ben visibile una grande costruzione che ospita le navi di Caligola, affondate nel lago e riportate alla luce grazie a un lungo lavoro archeologico. Purtroppo oggi si ammirano solo delle ottime riproduzioni, perché le navi furono incendiate dai tedeschi durante la Seconda Guerra Mondiale. Costeggiando il lago si raggiunge un bivio. Qui, svoltando a sinistra, è possibile raggiungere il Museo delle Navi. Andando a destra si sale verso il pittoresco borgo di Nemi, arroccato sull'orlo del cratere in cui si raccoglie l'invaso. Al paese si accede attraverso un'antica porta. Da Nemi si scende su strada asfaltata fino alla Via dei Laghi (s. s. 217), da percorrere fino al bivio per il Lago Albano. Qui si prende l'ampia strada che conduce alle sponde del lago. Percorsi un paio di chilometri si piega a sinistra verso l'albergo Culla del Lago e si raggiunge un piccolo piazzale che immette sulla pista che corre lungo le sponde orientali del lago. La si segue, attraverso il bosco che circonda le rive dell'invaso, per circa cinque chilometri, fino a tornare sull'asfalto. Si continua a seguire le sponde del lago e poi si sale a sinistra verso Castel Gandolfo. Sembra che questa cittadina sia nata sulle rovine della leggendaria Albalonga, fondata dal figlio di Enea e completamente distrutta dai romani. Da non perdere la visita alla chiesa seicentesca di San Tommaso di Villanova, opera del Bernini. Da Castel Gandolfo, sulla statale 140, si scende tornando alla statale 7 e da qui si ripete il percorso dell'andata per rientrare a Roma.

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