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Mercoledì, 22/11/2017
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Alla foce del Po

È la pista ciclabile più lunga d'Italia quella che si snoda lungo l'argine destro del Po, in provincia di Ferrara, da Stellata di Bondeno a Gorino Ferrarese. Con i suoi 125 chilometri, questo percorso corrisponde al tratto centrale di un itinerario europeo comprendente 12 piste, che parte da Atene e termina a Cadice, in Spagna. La pista “Destra Po” è adatta a tutti anche perché completamente pianeggiante, se si escludono le brevi salite e discese dagli argini, e presenta numerose attrattive naturalistiche, storiche e culturali. Pedalando senza fretta lungo questa strada, quasi interamente riservata ai ciclisti, si ammirano, fra l'altro, le fortificazioni rinascimentali di Ferrara, la rete di canali che circondano la città, la Rocca di Stellata, l'abbazia di Pomposa e il caratteristico ambiente naturale della foce del Po, presso le Valli di Comacchio, popolato da aironi ed altri uccelli acquatici. Il paesaggio presenta le tracce del paziente lavoro dell'uomo, che nell'arco di secoli ha adattato la palude alle sue esigenze, impiantandovi “casoni” per l'estrazione del sale, ponti di barche ed altre opere di ingegneria fluviale e agricola. Per la sua estensione, la pista deve essere affrontata in più tappe. In alternativa ci si può concentrare su uno specifico tratto del percorso. Un itinerario fra i più interessanti, lungo circa 26 chilometri, è quello terminale che collega il paese di Mesola a Gorino Ferrarese, immergendosi negli scenari surreali del Delta, dominati dal lento e silenzioso fluire delle acque e dalle evoluzioni delle infinite varietà di volatili che qui trovano il loro habitat ideale. Si parte dal Castello di Mesola, roccaforte edificata nel Cinquecento per volontà di Alfonso II d'Este, e dotata di quattro robuste torri pentagonali. Il castello sorge presso un'ampia ansa che il Po descrive, prima di puntare con decisione verso sud, delimitando con il suo corso l'area naturalistica del Parco del Delta: 60.000 ettari di lagune, dossi, boschi termofili e igrofili che si estendono fin oltre Ravenna. Pedalando lungo l'argine del Po Gorino, si costeggiano siepi naturali con salici e rovi, ed ampie golene coltivate a pioppo e popolate da gazze e cornacchie. Poco più avanti, sulla destra, si nota la macchia verde scuro del Bosco di Santa Giustina, una splendida oasi attrezzata con aree di sosta. Questa selva rappresenta un residuo di una vastissima foresta che, un tempo, si spingeva fino al castello di Mesola, non a caso destinata a fungere da riserva di caccia degli Estensi. Nel folto del bosco è facile incontrare una varietà impressionante di specie, arboree e non, come salici, pioppi, frassini, olmi e farnie, fra i cui rami svolazzano ghiandaie, usignoli, fringuelli, merli, cince e colombacci. Dopo la necessaria deviazione nel bosco si riguadagna facilmente l'argine, grazie a un'ottima segnaletica, per costeggiare una vasta area golenale disseminata di canneti e pioppeti. Superato l'incrocio con la strada per Santa Giustina, si imbocca la via Pescarina. Poco distante dall'argine si nota l'idrovora costruita all'inizio del XX secolo per bonificare le terre di Goro. Percorsi un paio di chilometri di questa strada si avvista, al centro del fiume, la forma stretta e allungata dell'Isola Rossi, ricoperta da una macchia di salice bianco, dove nidifica il pendolino. Sull'altro lato dell'argine si apre lo specchio d'acqua del “Po Morto”, un residuo del vecchio corso del fiume colonizzato dalle anatre tuffatrici. In breve si giunge a Goro, storico centro di pescatori di vongole, cozze, sogliole e anguille, che vengono esportate in tutta l'Europa. L'intera area su cui sorge la cittadina, che ha dato il nome a questo ramo del Delta, è sotto il livello del mare. Per questa ragione, gli abitanti della zona lottano da sempre per sottrarre spazio all'avanzata delle acque. L'assetto attuale del territorio dipende ancora dal lavoro svolto dai Veneziani, che all'inizio del Seicento deviarono il Po verso sud, per evitare che i detriti trasportati dal fiume si depositassero nella loro laguna. Usciti dal paese, dall'alto dell'argine si domina la golena della Valle Dindona, una vasta zona umida protetta, per la presenza di rare specie avicole, e affollata di Aironi, Anatre e Rallidi. Proseguendo lungo il corso delle acque, che segna il confine fra Emilia Romagna e Veneto, si giunge a Gorino Ferrarese, altro borgo naturalmente versato per la pesca. Qui è possibile ammirare, fra l'altro, uno degli ultimi storici ponti di barche, attraverso il quale si raggiunge il paese “gemello” affacciato sulla sponda veneta del fiume. Poco più a sud svetta il nuovo faro di Gorino: la prova evidente dell'avanzamento delle terre per effetto dei detriti. Il faro, infatti, ha sostituito la vecchia “Lanterna”, oggi recuperata come osservatorio per il birdwatching. Da Goro e Gorino partono imbarcazioni che guidano alla scoperta dello straordinario ambiente del Delta, fino al punto d'incontro col mare dove, fra isolotti spazzati dal vento, si insediano stormi di gabbiani e cormorani.

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