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Paesaggi e leggende dei “Monti Azzurri”

monte sibilla

Nelle Marche meridionali, al confine con l'Umbria e a poca distanza dal massiccio del Gran Sasso, si erge la catena dei Monti Sibillini, i “Monti Azzurri” tanto amati da Giacomo Leopardi, che li scrutava da Recanati. Una ventina le cime superiori ai 2.000 metri, raccolte attorno ai 2.476 metri del Monte Vettore. Fra queste dimorava, secondo la leggenda, la Sibilla Appenninica, in una grotta sotto la sommità del monte che porta il suo nome. Ma numerosi sono i miti legati a questa terra, un tempo ritenuta luogo adatto alla pratica della magia nera, forse anche a causa di quel Lago di Pilato dove, sempre secondo le tradizioni popolari, sarebbe stato gettato il corpo del prefetto della Giudea. Oggi le attrattive dei Sibillini sono ben diverse: cime alte e accidentate, altipiani coperti da splendide fioriture, boschi misti, gole e crepacci suggestivi dove tuttora trovano riparo specie ad alto rischio d'estinzione come il lupo e l'aquila reale. Il Parco Nazionale dei Monti Sibillini (piuttosto “giovane”, essendo stato istituito solo nel 1993) protegge l'ambiente naturale della catena più affascinante dell'Appennino umbro-marchigiano dove, fra l'altro, si celano antichissime abbazie e borghi medievali disposti a corona alle pendici delle montagne. Oltre alle provincie marchigiane di Ascoli Piceno, Macerata e Fermo, il territorio tutelato si estende anche in provincia di Perugia, comprendendo un piccolo scrigno d'arte e storia come Norcia. Una rete sentieristica fitta ed efficiente, adatta a tutti i gusti, consente di scoprire i mille volti del parco in quasi tutte le stagioni. Chi non può fare a meno dell'auto ha a disposizione la Grande Via del Parco, che si snoda fra i 18 piccolissimi comuni del comprensorio, fra suggestioni storiche e naturalistiche. Una serie di sentieri attrezzati per la sosta dei cavalli compongono la “Ippovia”, mentre per chi preferisce il trekking è stato realizzano il Grande Anello dei Sibillini, un percorso diviso in nove tappe (120 chilometri complessivi), che permette di sostare in altrettanti rifugi raggiungibili anche in auto. Una soluzione intermedia, utile ad apprezzare con lentezza gli scorci dei Monti Azzurri, rimpiazzando il rombo del motore con il cinguettio degli uccelli, è naturalmente la bici, che qui deve essere mountain bike, a meno di non volersi precludere i percorsi e gli scorci più interessanti. I moderati dislivelli che le due ruote a pedali permettono di coprire (l'entità dipende dall'allenamento) sono anche il modo migliore per apprezzare come l'ambiente e la vegetazione mutano radicalmente quando si superano i 1.000 metri, e dai boschi di roverelle e carpini si passa alle faggete. Sopra quota 1.700, poi, si sviluppano i pascoli naturali dove è possibile incontrare specie floreali molto rare e pregiate. Pedalare nel Parco dei Monti Sibillini significa ripercorrere i sentieri e le mulattiere battute per secoli solo da contadini, boscaioli, pastori e, in certi casi, dai pellegrini. Chi non sa rinunciare alle grandi sfide può cimentarsi con il “Grande Anello in mountain bike”: 225 chilometri adatti a cicloamatori esperti, da spalmare necessariamente in quattro o cinque giornate. La prima tappa sale dallo splendido borgo di Visso, con un dislivello di 1.000 metri, lungo le pareti rocciose del Monte Bove, offrendo panorami mozzafiato sulla valle di Ussita. Raggiunta la terrazza naturale dei Piani di Pao, a 1.600 metri d'altitudine, la vista spazia invece sull'intera Valnerina. Scendendo verso Fiastra si passa sopra il lago artificiale del Fiastrone (ideale per la pesca sportiva) e si scorgono le colline di Camerino. La seconda tappa porta da Fiastra ad Amandola, con 40 chilometri di saliscendi fra altipiani che, in primavera, assumono i colori più sgargianti. Lungo il percorso si dominano le cime più alte dei sibillini, ma anche le più lontane colline del Piceno fino all'Adriatico. La terza tappa, da Amandola a Montegallo, si snoda ai piedi del versante orientale del massiccio, all'ombra del Monte Priora, del leggendario Sibilla e del Vettore, separati da stretti valloni scavati dai fiumi Ambro, Tenna e Aso. La quarta tappa conduce a Norcia percorrendo la valle del Tronto, fra i Monti Sibillini e quelli della Laga. Particolarmente suggestivo è il tratto che attraversa le praterie dei Piani di Castelluccio, mentre la discesa verso Norcia svela il paesaggio rurale del Piano di Santa Scolastica. La quinta e ultima tappa riporta a Visso, attraverso i boschi della valle del Campiano. È il percorso consigliato agli appassionati di arte e storia, che qui incontrano il maniero di Castelfranco, la chiesa di San Salvatore e l’Abbazia di Sant'Eutizio. Chi ha meno tempo a disposizione, tuttavia, può optare per uno dei 14 percorsi ad anello realizzati nel parco, da coprire in una giornata al massimo. Il repertorio include itinerari agevoli come l'Anello di San Liberato, con partenza e arrivo presso l'omonimo monastero medievale, che lambisce l'Abbadia di San Salvatore fondata da San Romualdo. Di difficoltà medio-bassa sono anche gli anelli che percorrono le valli dell'Aso e del Tenna, toccando i luoghi più misteriosi attorno al Monte Sibilla e al Lago di Pilato. Più tecnico, invece, il tracciato che da Visso sale ai 1.400 metri della Croce di Cardosa, fra le foreste incontaminate che offrono riparo al lupo appenninico.

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