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La Carnia: da Tolmezzo al lago di Sàuris

paularo in val pesarina

La Carnia è il caratteristico sistema montuoso del Friuli, che fa da contraltare alle pianure distese più a sud. Qui le Alpi regalano paesaggi maestosi e singolari. Alle notevoli attrattive ambientali si aggiunge, poi, il fascino della tipica architettura popolare locale: dai fienili, gli stavoli e le malghe che si incontrano in quota alle caratteristiche case di città, con le solide pareti in legno squadrato su basamento in muratura, abbondanti di sovrastrutture esterne come scale e ballatoi. Questo itinerario, che attraversa le splendide valli carniche, si sviluppa a partire da Tolmezzo (Udine), considerata storicamente il centro più importante della zona. Nonostante i danni arrecati dal terremoto del 1976, il paese conserva scorci molto suggestivi. Da vedere il Duomo settecentesco, dedicato a San Martino, in cui sono conservati dipinti coevi e sculture del XVI secolo. Ancor più interessante è, forse, il Museo carnico delle Arti popolari, collocato in una bella residenza signorile (Palazzo Campeis). Il museo raccoglie importanti testimonianze etniche e folcloriche, oltre alle ricostruzioni degli ambienti tradizionali delle case carniche. Lasciando Tolmezzo si imbocca la Statale 52 bis, puntando verso nord. In breve si raggiunge il paesino di Zuglio, una delle comunità più antiche della Carnia. L'attuale abitato sorge sulle rovine dell'antico Forum Iulium Carnicum, un insediamento di cui sono riemerse le tracce grazie agli scavi effettuati ai margini del paese. Su un'altura a ridosso del paese è arroccata una chiesa di origini antichissime: la pieve di San Pietro di Carnia, fondata all'inizio dell'Alto Medioevo, nonostante l'attuale aspetto trecentesco. Nei pressi di Zuglio si incontra anche Arta Terme, sede di sorgenti terapeutiche rinomate già presso i Romani. Da Zuglio si lascia la statale per immettersi sulla strada provinciale per Paularo, che si snoda attraverso pittoreschi borghi contadini. In una conca verdeggiante circondata da cime austere è disteso l'abitato di Paularo, dove fiorisce l'attività turistica, grazie agli inesauribili pregi paesaggistici e allo spettacolo naturale delle vicine cascate di Salino. Ma la peculiarità di questo borgo è data da una serie di antiche residenze signorili, che spiccano nel centro storico. Ne sono un esempio il Palazzo Fabiani Linussio, imponente edificio settecentesco in pianta rettangolare, e la “Casa Geronetta”, dimora cinquecentesca dagli splendidi interni dipinti. Ora si prosegue sulla provinciale di Paularo, che piega decisamente verso ovest e raggiunge il comune di Paluzza. Qui ci si immette sulla Statale 465, da percorrere sempre in direzione ovest, fino a Ravascletto. Il paese sembra adagiato su un declivio erboso circondato da boschi maestosi. Assieme alla vicina cittadina di Sutrio, può essere considerato il centro turistico invernale più importante del Friuli. Infatti, mentre in estate gli escursionisti trovano qui il loro paradiso, la stagione fredda garantisce una costante copertura nevosa, che esalta le caratteristiche delle ottime piste sciistiche del monte Zoncolan (noto anche per alcune memorabili scalate ciclistiche). Ma gli impianti sciistici sono solo uno dei numerosi pregi della Val Pesarina, che si spinge fino al confine con il Veneto, incuneandosi verso il Cadore e le Dolomiti, ma appare più tranquilla e “appartata” rispetto a queste ultime. Questa valle stretta e ripida è caratterizzata dalla diversa struttura delle montagne che la delimitano: a settentrione è protetta da un'aspra catena dolomitica; a sud da una serie di cime arrotondate di arenaria, cosparse di foreste e pascoli meravigliosi. La strada che attraversa la vallata conduce a Comegliàns, dove si imbocca la Statale 355 per scendere fino a Villa Santina, altro antico borgo, arroccato presso la pieve di Santa Maria di Invillino (forse risalente al VII secolo), punteggiato da chiesette e dimore tipiche, con portali in pietra e arcate pittoresche. Da Villa Santina si percorre la Statale 52 fino ad Ampezzo, quindi si devia verso nord-ovest per raggiungere l'ultima meta dell'itinerario. La strada che sale a Sàuris presenta, in certi tratti, pendenze vertiginose, ma sfoggia panorami straordinari: il ponte che scavalca il torrente Buso (alto 150 metri, con un'arcata di 700 metri) è un esempio della coraggiosa architettura alpina. A Sàuris risiede una comunità di lingua tedesca, il cui secolare isolamento ha favorito la conservazione di tradizioni e costumi. Anche l'architettura privata appare singolare rispetto agli altri centri della Carnia. Specialmente nella frazione di Sàuris di Sopra, le casette interamente in legno, con lunghi balconi sulla facciata, ricordano da vicino quelle del Cadore. Sui tetti si staglia la sagoma elegante della chiesa di San Lorenzo (la più elevata del Friuli, con i suoi 1363 metri d'altitudine) edificata nel Quattrocento in stile gotico. A Sàuris di Sotto merita una visita la chiesa di Sant'Osvaldo, che conserva una bella pala lignea del Cinquecento. Al termine del percorso, il luogo di ristoro ideale può essere il lago di Sàuris, che si incontra prima di giungere in paese. Si tratta di un ampio bacino artificiale, da cui si gode di una vista incantevole sui boschi d'alta quota e sulle vette che gli fanno da scudo.

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