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Da Prato all'Appennino Bolognese

valle del bisenzio
Guide turistiche
Nathalie Zaveroni - Bologna
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A nord di Prato, la valle solcata dal fiume Bisenzio è un territorio che regala scorci paesaggistici vari e suggestivi: da un lato la catena verdeggiante dell'appennino pratese, dove predominano estese foreste di faggio, dall'altro i monti della Calvana, con boschi misti di querce, abeti e faggi che fanno da cornice alla caratteristica sommità “calva” dei rilievi: pascoli e praterie in cui sopravvivono specie arbustive tipiche del clima mediterraneo. In questo scenario si incontrano paesini graziosi che, per le suggestioni della natura, il fascino tranquillo e l'aspetto medievale, costituiscono un'apprezzata meta turistica in ogni stagione. È bene concedersi un po' di tempo per scoprire il nucleo storico di Prato, nascosto sotto la fama di città industriale e operosa. L'orgoglio dei pratesi è sicuramente lo splendido Duomo di Santo Stefano, il cui aspetto è dovuto alla straordinaria sovrapposizione di diversi stili medievali. Nato come una pieve, fu più volte ampliato e ristrutturato secondo i criteri del Romanico e del Gotico. Nella facciata tardo-gotica si alternano strisce di alberese bianco e serpentino (il marmo verde che si estrae nella zona). Sulla destra si ammira il grande pulpito costruito da Michelozzo e decorato da Donatello. L'interno è ricco di opere d'arte forgiate da maestri come Giovanni Pisano, i fratelli Giuliano e Antonio da Maiano, Mino da Fiesole e Filippo Lippi. Quest'ultimo realizzò nella Cappella del transetto uno dei suoi più celebrati capolavori: il ciclo di affreschi raffiguranti le Storie di Santo Stefano e del Battista. Nella Cappella del Sacro Cingolo si custodisce una reliquia venerata fin dal Medioevo: la cintola che la Madonna avrebbe donato a San Tommaso come prova dell'Assunzione. Altri tesori d'arte sono attualmente raccolti nel Museo dell'Opera del Duomo, mentre un itinerario alternativo è offerto dal Museo del Tessuto, che svela l'antica vocazione tessile e manifatturiera di Prato. Da visitare anche il Santuario di Santa Maria delle Carceri, sontuoso tempio rinascimentale eretto da Giuliano da Sangallo nello stile della Cappella Pazzi a Firenze, e il vicino Castello dell'Imperatore: la fortezza più a nord fra quelle fatte costruire da Federico II di Svevia. Da Prato si imbocca la Statale 325 che risale il corso del Bisenzio praticamente fino alla fonte. Subito la pianura si stringe a imbuto, cedendo il passo a uno stretto vallone. In pochi chilometri si raggiunge Vaiano, centro di origini romane ricostituito nel X secolo attorno alla Badia di San Salvatore. L'imponente edificio benedettino è sormontato da un vertiginoso campanile merlato, alto oltre 40 metri. Alle spalle della chiesa si trova il monastero, purtroppo in condizioni di degrado. Con brevi deviazioni è possibile raggiungere i nuclei rurali di Sofignano e Savignano, dove è ancora in piedi un ponte mediceo che scavalca un torrente immerso nella vegetazione. Più a nord si entra nel comprensorio di Vernio: una costellazione di piccoli borghi appollaiati alle pendici delle montagne estremamente fertili e ricche di sorgenti. Il primo è Mercatale. Da qui si può imboccare la stradina che sale fino a Cavarzano e al castello della contea di Vernio, che domina sulla valle. La digressione può proseguire fino all'area picnic dell'Alpe di Cavarzano, fra castagneti e pascoli d'altura. Tornati sulla Statale, dopo Mercatale c'è San Quirico, il centro amministrativo del comune. Nell'abitato parte la via medievale per la quattrocentesca Rocca degli Alberti (nota anche come Palazzo dei Bardi, dal nome dei successivi proprietari). Il complesso ha perso le fortificazioni militari ma conserva la residenza dei conti Bardi, che svetta fra gli alberi in cima a una rupe. La rocca è ancora abitata e visitabile su richiesta. Dopo San Quirico la Statale tocca i borghi medievali di Sasseta e Luciana, poi raggiunge Montepiano, al confine con l'Emilia. Il paese, nota stazione climatica fin dall'Ottocento, occupa un pianoro circondato da boschi di abete. Una strada fiancheggiata da splendide ville signorili e da un laghetto artificiale attrezzato per la pesca sale alla Badia di Santa Maria, sorta nel XII secolo. Molto suggestivo l'esterno (la facciata a capanna in arenaria è ingentilita da un portale con sculture rudimentali) come l'interno della chiesa, dove si conservano pregevoli affreschi duecenteschi. Il tracciato della Statale prosegue in Emilia toccando Castiglione dei Pepoli. In centro, un palazzo cinquecentesco munito di torre ospita il Municipio. Piegando a ovest, per strade comunali, si costeggia il Monte Baducco e si attraversa la riserva naturale dei laghi di Brasimone e Suviana, fra abetaie e faggete. Entrambi i bacini sono mete turistiche apprezzate, specialmente dai surfisti. Da Suviana è possibile raggiungere la Statale 64 Porrettana, puntando nuovamente a nord per raggiungere, in breve, Porretta Terme. La storia della celebre stazione termale, situata a 400 metri d'altitudine e totalmente immersa nei boschi, risale addirittura agli Etruschi. Le virtù delle sue acque e dell'ambiente collinare (ottimamente conservato e tutelato anche ai giorni nostri) hanno attratto, nei secoli, un gran numero di artisti e intellettuali, da Plinio il Vecchio a Machiavelli. Lasciando la Porrettana poco più a nord si raggiunge la meta finale dell'itinerario: Lizzano in Belvedere. Da qui partono gli impianti sciistici del Corno alle Scale e, nella stagione calda, gli itinerari nell'omonimo Parco Regionale. Sentieri per trekkisti e ciclisti che toccano luoghi di grande suggestione, come le Cascate del Dardegna o l'Orrido di Tanamalia, e consentono di raggiungere anche la cima brulla del Corno (a 1944 metri sul livello del mare) con i giganteschi gradoni che compongono le “scale”, frutto di processi di sedimentazione avvenuti in epoca preistorica, quando il territorio era sommerso dalle acque.

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