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Mercoledì, 22/11/2017
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Natura, arte e poesia a sud di Ancona

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Guide turistiche
Sauro Mariani - Ancona
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Uscendo da Ancona in direzione sud-est, si imbocca la strada litoranea che asseconda il profilo del Conero, il promontorio verdeggiante affacciato sull'Adriatico. La strada attraversa una delle riserve naturali più interessanti d'Italia: il trionfo della macchia mediterranea da un lato, spiagge bianche e falesie vertiginose dall'altro. L'itinerario in auto svela la costa frastagliata e mutevole bagnata da un mare puro, ma per addentrarsi nel paradiso di lecci, pini, corbezzoli e ginestre bisognerebbe percorrere a piedi (ma anche in bici o a cavallo) uno dei tanti sentieri che attraversano il parco, spesso partendo dai paesini pittoreschi che si incontrano lungo la riva. Il primo in ordine di apparizione è Portonovo, al centro di una baia chiusa da pareti rocciose e caratterizzata da una lunga spiaggia bianchissima. Un'estremità del promontorio è occupata dal Fortino napoleonico costruito per difendere Ancona da meridione, attualmente sede di un hotel. La struttura militare sorge a poca distanza da una più antica torre di avvistamento, costruita a guardia dei pirati, e dalla chiesetta romanica di Santa Maria, costruita nel Mille da monaci benedettini. Da Portonovo si risale sulla statale che corre sul crinale, fra il turchese del mare e il verde intenso della collina. Bastano pochi minuti per raggiungere il meraviglioso litorale di Sirolo, paese medievale tutto chiuso nella sua cerchia di mura, con un massiccio torrione difensivo al centro. Dal borgo a picco sul mare si aprono vedute meravigliose sul lido più celebrato del Conero, forse anche per il profilo delle Due Sorelle, una “coppia di faraglioni” che emergono dall'acqua, proprio davanti alla spiaggia. La piazzetta panoramica è il miglior punto di partenza per una passeggiata in centro, fra chiesette plurisecolari e vicoli lastricati. Serve invece una breve deviazione per visitare l'antichissima Badia di San Pietro e la sua chiesa romanica (vi si accede percorrendo un bel viale di lecci), e per godere di uno spettacolare panorama sul mare. Poco più a sud, l'ultima tappa costiera è Numana. Le spiagge incantevoli e il caratteristico porticciolo non sono l'unica attrattiva nella città fondata dai Piceni: qui hanno sede alcune delle migliori produzioni di Rosso Conero doc. Merita una visita anche il Santuario del Crocifisso, che custodisce una croce scolpita, secondo la leggenda, dagli stessi uomini che diedero sepoltura a Cristo. Dopo Numana si abbandona la costa ma ci si tuffa in un mare di suggestioni artistiche, religiose e letterarie. Un breve tratto della Statale 16 permette di raggiungere Loreto. La poderosa cupola del Santuario mariano troneggia sul profilo dolce delle colline marchigiane. Nella grande basilica fortezza è racchiusa la Santa Casa in cui sarebbe nata la Madonna. Ma il tempio non è solo un polo d'attrazione internazionale per la fede cristiana. Alla sua costruzione e ai lavori di fortificazione, infatti, furono chiamati a lavorare alcuni fra gli architetti più celebrati: Giuliano da Sangallo, Andrea Sansovino, Luigi Vanvitelli (ideatore del campanile) e il Bramante (autore delle decorazioni marmoree). All'interno si ammirano affreschi di Melozzo da Forlì e Luca Signorelli. Da non perdere anche il Palazzo Apostolico che ospita, al piano nobile, il Museo pinacoteca della Santa Casa: un patrimonio inestimabile di arazzi, maioliche, dipinti e sculture fra cui spiccano ben otto tele di Lorenzo Lotto, un crocifisso argenteo del Giambologna, arazzi fiamminghi su cartoni di Raffaello e opere di altissima oreficeria. In dieci minuti si sale alla città di Leopardi, Recanati, con un occhio ai panorami regalati dalla strada che si snoda alle falde del Monte Tabor, meglio noto come il “colle dell'infinito”. L'itinerario leopardiano è particolarmente fitto: dalla Piazzetta Sabato del Villaggio, su cui si affacciano la casa di Silvia e la casa natale del poeta (abitato dai suoi discendenti ma aperto al pubblico), alla Torre del Passero Solitario, nel convento di Sant'Agostino. Fra le tante chiese cittadine spiccano la Cattedrale (molto belli gli interni) con il Museo Diocesano, la chiesa di San Domenico con il portale di Giuliano da Maiano e una tela di Lorenzo Lotto, e quella duecentesca di Santa Maria di Castelnuovo (appena fuori città), pure ricca di opere d'arte. Molto interessante anche la Pinacoteca comunale allestita presso Villa Colloredo Mels, che vanta una sezione archeologica, una ricca raccolta di opere medievali e rinascimentali e una Galleria d'arte moderna. Da Recanati si piega verso nord, per attraversare il fiume Musone ed entrare a Castelfidardo. Una breve tappa è necessaria per visitare la chiesa di Santo Stefano, sorta nell'XI secolo su un'antica pieve, e l'originale Museo della Fisarmonica (nel Palazzo comunale) che celebra lo strumento simbolo dell'artigianato locale. Dai Giardini di Porta Marina si apprezza il paesaggio collinare e si contempla il Monumento Nazionale delle Marche, eretto in ricordo della battaglia di Castelfidardo del 1860. Un altro brevissimo tratto di strada parallela al Musone porta, infine, a Osimo. Qui serve più tempo per apprezzare uno dei centri storici più ricchi ed eleganti delle Marche, punteggiato da belle chiese e palazzi signorili, che spesso fanno da quinta alle piazze più raffinate. Dal Duomo romanico-gotico, con la sua facciata candida e slanciata e l'interno ampio e solenne, si passa alla basilica di San Giuseppe da Copertino e all'annesso convento che ospitò il patrono di Osimo. Da vedere anche la chiesa di San Marco, abbellita dalle opere di artisti vari tra cui il Guercino, e l'elegante Palazzo Comunale in cui sono poste dodici enigmatiche statue senza testa. Proprio sotto il centro di Osimo, poi, si snoda l'affascinante percorso ipogeo delle Grotte del Cantinone: negli ambienti scavati nell'arenaria a otto metri di profondità (solo in parte rischiarati da una suggestiva illuminazione) si scoprono cunicoli, volte a crociera, bassorilievi incisi sulle pareti, simboli religiosi e perfino l'immagine ben scolpita di san Francesco.

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