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La valle del Sangro e i borghi incantati della Majella

lanciano

Dalla valle del Sangro agli incantevoli paesini dell'entroterra abruzzese, aggrappati alle pendici del massiccio della Majella: questo itinerario si snoda fra paesaggi mozzafiato e luoghi che conservano intatto il loro patrimonio storico e folcloristico. La partenza è a Lanciano, cittadina facilmente raggiungibile dalla A14 che corre lungo l'Adriatico. L'abitato si estende sulla caratteristica fascia collinare che si interpone fra le vette della Majella e il mare, fino alla striscia pianeggiante scavata dal fiume Sangro. Ma la parte più antica di Lanciano è raccolta su tre colli, un tempo protetta da una poderosa cinta muraria eretta dopo l'anno Mille, della quale restano in piedi la Porta San Biagio, alta e stretta e le due Torri Montanare: un'alta torre d'avvistamento e un largo torrione quadrangolare posto al di fuori delle mura. Il loro nome è dovuto alla vastità del panorama che si apprezza da queste postazioni e che spazia dalla costa ai due principali massicci dell'Appennino centrale: il Gran Sasso e la Majella. L'itinerario d'arte, in città, non è da poco: qui si conservano parecchi edifici di impianto medievale e qui si possono visitare almeno due chiese di pregio architettonico. La Basilica della Madonna del Ponte fu eretta su un ponte a tre archi fatto costruire dall'imperatore Diocleziano. Lo stile neoclassico trionfa all'interno, con le volte e le cupole interamente affrescate. Più importante il patrimonio storico e artistico offerto da Santa Maria Maggiore, eretta nel Duecento, anch'essa su vestigia romane. Le due facciate chiariscono l'impronta borgognona-cistercense. Quella principale, che guarda a est, sfoggia un sontuoso portale con una Crocefissione scolpita da Francesco Petrini nella lunetta. Anche nelle tre navate che caratterizzano l'interno è stato recentemente ripristinato il suggestivo aspetto gotico originario. In San Francesco si custodiscono le reliquie del primo Miracolo Eucaristico annoverato dalla Chiesa, avvenuto nell'VIII secolo. L'ostia di carne e il calice con i cinque grumi in cui si rapprese il sangue richiamano ogni anno centinaia di migliaia di pellegrini. Un piccolo concentrato di arte sacra è racchiuso nel Museo Diocesano, dove sono esposte statue, dipinti, argenti, arredi e paramenti sacri provenienti da varie chiese della diocesi. Il pezzo più prezioso è una croce processionale in argento realizzata da Nicola da Guardiagrele nel Quattrocento. Il paese di Guardiagrele costituisce la tappa successiva del percorso. La strada, che attraversa Castel Frentano e Piano delle Fonti, punta dritto verso la montagna, con le cime della Majelletta e del Blockhaus in evidenza. Il paese, una delle porte d'accesso al Parco Nazionale della Majella, è incluso nella ristretta cerchia dei Borghi più belli d'Italia. Gabriele D’Annunzio lo definì la “Terrazza d’Abruzzo”, per il panorama che si ammira, dalle cime appenniniche al mare. Il vanto locale è l'artigianato orafo: una tradizione ereditata proprio da Nicola di Andrea di Pasquale (detto da Guardiagrele). In realtà le attività artigianali spaziano dalla lavorazione del ferro alle ceramiche. Da vedere la chiesa medievale di Santa Maria Maggiore e il complesso monumentale di San Francesco, sorto attorno al Trecento. Imboccata la Statale 81, che costeggia il Parco Nazionale, si raggiunge, in un continuo saliscendi per valli e dossi, il paesino di Casoli, noto per la produzione di olio. Sulle case svetta la grande torre a base pentagonale attorno alla quale sorse il Palazzo Ducale. Nei pressi dell'abitato, il fiume Aventino alimenta il lago Sant’Angelo, attrezzato con aree di sosta che offrono spettacolari scorci della “Montagna Madre”. Dopo aver costeggiato il lago, seguendo la Statale 84, si giunge in breve a Lama dei Peligni, un piccolissimo comune adagiato in una conca e tagliato dall'Aventino. Poco lontano, fra pascoli d'alta quota e creste rocciose, si trova l'imbocco alla Grotta del Cavallone, visitabile per circa un chilometro. Le sue architetture naturali di stalattiti e stalagmiti ispirarono la scenografia de “La figlia di Iorio”, di Gabriele D'Annunzio. Da questo punto, il tracciato della Statale 84 è talmente denso di spunti panoramici da essere stato definito la “Tagliata degli Abruzzi”. In un primo tempo lo scenario è tanto desolato quanto suggestivo. A destra incombono le scoscese pendici calcaree della Maiella, a sinistra si osservano pendii argillosi e irregolari, fortemente incisi alla base, a tratti coperti di olivi. Una breve sosta a Palena è utile ad ammirare la settecentesca chiesa del Rosario. Superato il Passo della Forchetta il paesaggio muta radicalmente. Quasi sempre rettilinea, la strada attraversa le vaste praterie dell'altipiano di Quarto Grande. Si sale gradualmente fino a Pescocostanzo. L'antico tessuto urbano, gli eleganti palazzi nobiliari e la posizione suggestiva, incassata fra le montagne, pongono anche questo centro fra i Borghi più belli d'Italia. Un originale prodotto dell'architettura locale è dato dai “vignali”, case con gradinate e il pianerottolo esterni, cui si accede attraverso porte e finestre incorniciate da pietra lavorata. Insolita è anche la forma della piazza principale, triangolare, su cui guardano il Palazzo del Municipio e il Palazzo del Governatore, sede di un interessante Museo del tombolo. Un concentrato d'arte e storia è, poi, l'imponente Basilica di Santa Maria del Colle, tempio d'impronta rinascimentale diviso in cinque navate e decorato da uno splendido soffitto ligneo a cassettoni dorati e dipinti, da marmi policromi e altari intarsiati. L'attenzione è attratta anche da un organo monumentale e dalla cancellata in ferro battuto che chiude la Cappella del Sacramento. Pochi chilometri separano Pescocostanzo da Rivisondoli, altro borgo pittoresco, con le case distese a più livelli alle pendici del Monte Calvario. Oltre che per i bei panorami e per un grande presepe vivente, di cui il paese stesso è la cornice ideale, Rivisondoli è noto agli amanti degli sport invernali per i suoi impianti sciistici. Ancor più frequentato dagli sciatori è il centro vicino di Roccaraso (forse il più attrezzato della regione) che oggi appare come una moderna stazione turistica.

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