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L'oasi di Monte Arcosu, a ovest di Cagliari

monte arcosu

Con i suoi 3800 ettari di natura selvaggia e incontaminata, la Riserva naturale di Monte Arcosu è la più grande Oasi del Wwf in Italia. La riserva copre la parte nord-orientale dei Monti del Sulcis e dista pochi chilometri da Cagliari. Il paesaggio è quello aspro e affascinante delle vallate scavate da torrenti come il rio Guttureddu e il Sa Canna, che scendono dalle cime di rilievi attorno ai mille metri. Picchi granitici dalle forme evocative che emergono da una rigogliosa foresta di lecci e sughere. In questa vastissima formazione a macchia sono comprese, in pratica, tutte le specie tipiche della Sardegna. All'ombra delle querce proliferano il corbezzolo, il ginepro, l'erica, il mirto, il lentisco e la fillirea, ma di quando in quando si incontra qualche bell'esemplare di tasso, residuo di antiche foreste. Lungo i corsi d'acqua e presso le sorgenti prevalgono invece salici, oleandri e ontani. Sovrano incontrastato e simbolo della riserva è il cervo sardo: il più grande mammifero dell'isola era sull'orlo dell'estinzione fino a qualche anno fa, ma si è salvato anche grazie all'istituzione di quest'area protetta che oggi ospita circa un terzo degli esemplari della specie. Alle pendici del Monte Arcosu trovano rifugio anche daini, gatti selvatici, piccoli carnivori come la volpe e la martora e una nutrita colonia di cinghiali. Rari uccelli predatori compongono l'avifauna. Tra questi il falco pellegrino, l'aquila reale, il gheppio, la poiana e il corvo imperiale. Specie da proteggere sono anche la trota sarda, che popola i torrenti, e la farfalla Papilio Hospiton, inserita nella Lista Rossa Internazionale degli animali in via di estinzione. Numerosi e ben segnalati sono i sentieri ricavati nella riserva, che possono essere percorsi il sabato e la domenica. I gruppi e le scolaresche possono comunque prenotare una visita anche negli altri giorni della settimana. L'oasi di Monte Arcosu è raggiungibile dal porto di Cagliari, lasciando la città in direzione ovest e imboccando la Statale 195 verso Pula. A un bivio si seguono le indicazioni per Capoterra e si attraversa il paese dirigendosi verso la comunità montana. Ignorata la diramazione che porta alla comunità montana si prosegue sulla strada che a un certo punto termina in corrispondenza di un incrocio a T. Qui bisogna svoltare a sinistra, in direzione Santadi, e proseguire fino alla chiesetta campestre di Santa Lucia. Imboccata la provinciale per Santadi, dopo 500 metri si svolta a destra sulla stradina sterrata che costeggia il rio Guttureddu e raggiunge l'ingresso della riserva, in località Sa Canna. A questo punto, parcheggiata l'auto, è possibile inoltrarsi lungo il Sentiero Natura Sa Canna che è anche uno dei più suggestivi percorsi di trekking che attraversano questo territorio. Il sentiero misura circa tre chilometri e può essere coperto comodamente in un paio d'ore. Partendo dalla biglietteria, si costeggia in un primo tempo il recinto delle tartarughe, poi ci si addentra nella valle di Is Frociddus. L'unica difficoltà significativa, lungo il percorso, è costituita dall'attraversamento del rio Sa Canna (da ripetere più volte). Lungo il torrente prospera una lussureggiante vegetazione ripariale: le sagome degli ontani e degli oleandri spiccano nettamente rispetto alla macchia che ricopre i pendii rocciosi, dove invece prevale il ginepro. Proprio nei pressi dell'ultimo guado si incontrano due esemplari arborei notevoli: il primo, in ordine di apparizione, è un grande olivastro (distinguibile dall'olivo per i rami terminali pungenti); il secondo è un gigantesco carrubo ai piedi del quale si notano i resti di un ingegnoso ricovero per le capre. Il sentiero lascia poi il fondovalle per attraversare una macchia composta in prevalenza da lecci e da arbusti come il corbezzolo. In primavera vi fioriscono splendidi ciclamini e orchidee. Si guadagna quota ma la salita è breve: incontrata una vecchia carrareccia, un tempo battuta dai carbonai, si svolta decisamente a sinistra per raggiungere, in poche centinaia di metri, il punto più alto del sentiero che funge anche da postazione panoramica. Dopo aver goduto a pieno del paesaggio, aspro e tormentato, si torna sul sentiero che sfrutta la mulattiera e conduce a un altro recinto faunistico in cui sono ospitati alcuni daini. L'ultimo tratto, che attraversa la zona recintata, può essere coperto con l'aiuto della guida. Giunti al cancello si svolta a destra e si scende con un ripido sentiero nella valle solcata dal rio Guttureddu. Il punto di riferimento della biglietteria è a soli 200 metri.

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