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Martedì, 22/08/2017
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In Aspromonte, fra boschi, canyon e fiumare

aspromonte

Scenari naturali incontaminati e selvaggi caratterizzano l'Aspromonte, la “montagna aspra” che chiude la sequenza delle Alpi Calabresi. Come gli altri massicci montuosi della Calabria, infatti, anche l'Aspromonte ha un'origine geologica differente dagli Appennini, ma più simile a quella alpina. Visto nel suo insieme, l’Aspromonte appare come un'imponente piramide rocciosa, al centro della quale si trova la cuspide più alta del massiccio, il Montalto (1.956 metri), dalla cui cima si gode un panorama impressionante nella sua spettacolarità, che consente di estendere lo sguardo fino alla costa tirrenica, allo Stretto di Messina, alle Isole Eolie, all’Etna e alla costa ionica. Una caratteristica dell’Aspromonte è costituita dalla straordinaria varietà di paesaggi naturali (dalla macchia mediterranea alle foreste d'alta quota) e dall’esistenza delle fiumare, corsi d’acqua senza una vera e propria sorgente, nutriti da innumerevoli ruscelli che incidono i fianchi del massiccio a raggiera, e in certi casi vengono alimentati da impressionanti cascate che, come i ruscelli, si formano nelle parti più elevate del massiccio a causa delle precipitazioni meteorologiche. Un esempio di straordinaria bellezza è offerto dalle Cascate dell'Amendolea, nel punto di confluenza fra due torrenti (il Maesano e l'Amendolea). Il percorso che permette di raggiungere le cascate è molto suggestivo, ricco di panorami mozzafiato, ma non presenta difficoltà significative e può essere coperto in breve tempo. Lungo il cammino è possibile osservare la flora e la fauna tipiche della zona, fino a raggiungere il salto ripido della fiumara, che compare all’improvviso nel canyon. L’itinerario inizia a Gambarie, un'importante località turistica montana, dove si possono praticare sport invernali o, nei mesi propizi, partire alla ricerca di funghi (specialmente porcini) che abbondano nei boschi circostanti. Da Gambarie si segue la Strada Statale 183 in direzione di Reggio Calabria per circa due chilometri. Quindi si svolta a sinistra al primo incrocio, in direzione di Montalto. Dopo circa quattro chilometri, giunti a un bivio, occorre svoltare a destra, seguendo l’indicazione per la Diga sul Menta. Arrivati alla diga è sufficiente seguire i tornanti in discesa fino al termine della strada asfaltata, dove si parcheggia l’auto. Attraversato il torrente Menta ha inizio il percorso, segnato in rosso e bianco sulla destra. Il sentiero si snoda in discesa, attraversando boschetti rigogliosi di pini e faggi. All’andata l’escursione ha una durata approssimativa di un’ora e quindici minuti. A metà strada si incontra un belvedere naturale, che offre una vista splendida sulle cascate del torrente Amendolea. Proseguendo il cammino si raggiunge in breve il torrente e lo si costeggia, risalendone il corso per circa 10 minuti, sempre seguendo la segnaletica. È importante prestate attenzione alle rocce bagnate per non incappare in qualche scivolone. Lungo il percorso, fra l'altro, si ha l'opportunità di ammirare splendide varietà di fiori: gigli sanbucini (gialli e viola), orchidee papilionate, euforbie, ginestre dei carbonai, ecc. Al termine dell'itinerario si giunge presso una piscina naturale, creata dal dislivello del corso d'acqua. Nella stagione calda è anche possibile fare un bagno nelle splendide acque cristalline color verde smeraldo. Per il ritorno basta seguire lo stesso tracciato dell'andata.

Un altro itinerario molto interessante (un po' più impegnativo) consente di guadagnare la cima più alta del massiccio: tornati sulla strada per Montalto (che si imbocca lungo la Statale 183), bisogna percorrerla per 15 chilometri, fino a incrociare la strada per San Luca Polsi. Parcheggiata l'auto di fronte all’incrocio, occorre superare la staccionata e piegare leggermente a destra, raggiungendo un boschetto di giovani faggi. Qui si deve cambiare gradualmente direzione, piegando a sinistra. Ben presto si fanno sempre più evidenti le tracce di un sentiero che porta alla sorgente Pantani di Montalto. Si prosegue per una decina di minuti, superando un pascolo, fino a raggiungere un piccolo belvedere. Costeggiando la dorsale, il sentiero scende fino alla pista sterrata che passa davanti al casello del corpo forestale, chiamato Rifugio Giardini, che costituisce un ottimo punto di riferimento. Imboccata la pista verso sinistra, dopo circa venti minuti, si arriva a un piccolo invaso con accanto una fontana e un’area pic-nic (il luogo ideale per ritemprarsi). Dopo altri 30 minuti si imbocca un sentiero in salita, indicato con segnaletica rosso-bianco-rossa. Il sentiero va lasciato un po' più avanti, per seguire una diramazione che presenta la stessa segnaletica. Si giunge, infine, presso una recinzione da costeggiare fino a raggiungere lo spettacolare belvedere, con vista panoramica fino allo Ionio e al Tirreno. Continuando a salire, si guadagna la cima del Montalto, dove svetta la statua del Cristo Redentore. Per il ritorno, si può scendere dal versante opposto, attraverso un sentiero tracciato e dotato di una ringhiera di legno. Bastano venti minuti per raggiungere la strada asfaltata, attraverso una vegetazione lussureggiante composta da faggi, abeti bianchi, larici e ginepri. Tornati sulla strada, è sufficiente seguirla sulla sinistra per ritrovare l’auto lasciata all'inizio del percorso.

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