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Le meraviglie del Pollino

parco pollino

I monti di Apollo: è forse questa, l’origine del nome che identifica il massiccio del Pollino. La bellezza e la maestosità di questa montagna, fatta di guglie protese verso il cielo circondate da boschi lussureggianti, lasciano immaginare che il Pollino potesse essere eletto a residenza di un dio. Il Parco Nazionale del Pollino rappresenta un immenso patrimonio naturale, impareggiabile anche perché attraversato da una fitta rete di sentieri ideali per essere percorsi a piedi e in mountain bike. Un’atmosfera incantata avvolge tutto il massiccio: ci si può immergere nelle immense foreste di faggi, con i loro tronchi contorti e sinuosi come il corpo di un serpente. Oppure cercare riposo nei vasti altipiani carsici assolati, dove pascolano insieme bovini, cavalli e pecore. Ma bisogna salire verso la vetta per scoprire i luoghi più nascosti. E salendo si fa conoscenza con gli scenari più suggestivi, quelli della Serra di Crispo o della Serra delle Ciavole. Versanti alti e accidentati, proiettati verso il cielo. Qui si incontrano i caratteristici pini loricati, alberi provenienti dai Balcani, proprio come l'antica popolazione che, circa cinque secoli fa, sfuggiva alla dominazione ottomana dell’Albania e che trovò rifugio in questa terra conservando i propri costumi, le proprie tradizioni e la propria lingua. Gli "Albarashe" che ancora oggi abitano il Pollino costituiscono un'ulteriore ricchezza etnografica per questa montagna. Fra le centinaia di itinerari percorribili anche a piedi, lungo i versanti del Pollino, se ne segnalano due che possono essere affrontati anche da amatori, non particolarmente ferrati nei tracciati di montagna. È pur sempre necessario, tuttavia, un certo allenamento. Entrambi i percorsi partono dal rifugio di Colle Ruggio, a 1535 metri di altitudine. Il primo itinerario costituisce un'escursione ad anello, nel complesso impegnativa, ma con possibili adattamenti alle esigenze del gruppo. Partendo dal rifugio si cammina verso la Timpa dell'Orso, sempre coperti da una meravigliosa faggeta. Si attraversa inizialmente un’area ricca di doline, dove spesso si nascondono rapaci notturni. La faggeta presenta alcuni interessanti esemplari di agrifoglio, tasso e abete bianco: si tratta delle ultime testimonianze di una presenza in passato più consistente. La Timpa dell’Orso è una balza rocciosa proiettata sulla Valle del Mercure, un antico bacino lacustre. Salendo verso la vetta del Cozzo Ferriero si incontrano esemplari maestosi di faggio. In particolare, nei pressi della vetta si estende un bosco non deturpato dai tagli effettuati negli anni ’50. Potrebbe trattarsi di una colonizzazione relativamente recente, avvenuta in seguito ad una perturbazione dell’area o al riscaldamento del clima. Dalle cime del Cozzo Ferriero e della Coppola di Paola si gode di uno splendido panorama a 360 gradi sui versanti calabrese e lucano della montagna, con vista fino allo Ionio e sull’intero allineamento delle cime più elevate del Parco del Pollino. Il secondo itinerario porta da Colle Ruggio, attraverso l'omonimo belvedere, fino a Serra del Prete, a 2180 metri d'altitudine. Il ritorno può essere effettuato seguendo lo stesso percorso. Si tratta di un sentiero che non presenta difficoltà particolari. Dal rifugio si raggiunge il belvedere, un terrazzo panoramico utilizzato in passato come stazione della teleferica per il trasporto del legname. Da qui è possibile vedere la piana di Castrovillari, il Mar Ionio e i costoni rocciosi della Serra del Prete, dove sono localizzati alcuni pini loricati. Sui costoni non è difficile scorgere scoiattoli meridionali, dal caratteristico colore nero, che si arrampicano sui pini e sulle rocce, ma anche grossi rapaci che volteggiano sfruttando le calde correnti ascensionali. Sui prati e tra i faggi volano colombacci e falchi pecchiaioli. Sulla cima della Serra del Prete vivono numerose specie di uccelli di piccole dimensioni (allodole, saltimpali, tordi, quaglie, ecc.), qualche lepre e il corvo imperiale. Dalla cima si gode di un panorama grandioso sui Piani del Pollino e sulle altre cime che superano i 2000 metri. È questo il punto più adatto per godere di una veduta d’insieme del cuore del Parco.

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