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Sabato, 15/08/2020
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Nei luoghi di San Benedetto


Benedetto da Norcia aveva vent'anni quando decise di ritirarsi in meditazione e preghiera a Subiaco, nei pressi della villa neroniana attorno alla quale si sarebbe sviluppato il centro abitato posto in provincia di Roma, nell'Alta Valle del Tevere. Nel sublacense, l'eremita che sarebbe diventato uno dei più celebri santi del Medioevo fondò dodici cenobi, abitati da altrettanti monaci. Fra questi era anche il monastero dedicato inizialmente a san Silvestro e successivamente intitolato a santa Scolastica, sorella di Benedetto. Alcuni anni più tardi, il fondatore dell'ordine benedettino lasciò Subiaco per Montecassino, dove avrebbe fondato un'altra storica abbazia, destinata a divenire un modello di portata europea. Quello di Santa Scolastica fu l'unico monastero a sopravvivere alle devastazioni saracene e ai terremoti, ma fu affiancato nel XII secolo dal complesso edificato attorno al Sacro Speco, la grotta che aveva ospitato San Benedetto per tre anni. Visitando Santa Scolastica, oggi, ci si rende immediatamente conto del gran numero di interventi architettonici e aggiunte che hanno interessato il monastero nel corso dei secoli, a partire dal IX secolo, quando esso fu interamente ricostruito dopo essere stato raso al suolo dai mori. Stili diversi coesistono in questo complesso di edifici conventuali articolati attorno a tre chiostri: il primo tardorinascimentale, il secondo gotico e il terzo “cosmatesco” (il più antico e armonico dei tre, risalente al XIII secolo e costruito in parte con materiali di spoglio della villa di Nerone). Il campanile rivela una chiara impronta romanica, ma la chiesa attuale presenta forme neoclassiche ed è il risultato della stratificazione di ben cinque edifici. La sobria struttura a croce latina si deve, infatti, all'architetto bergamasco Giacomo Quarenghi (allora ventiseienne), che più tardi avrebbe servito presso la corte imperiale russa, realizzando alcuni storici edifici di San Pietroburgo. Dal lato nord del chiostro gotico si accede alla biblioteca, che custodisce circa 3.600 pergamene e alcune migliaia di documenti. Accanto agli splendidi manoscritti miniati, qui si trovano i più antichi testi a stampa (i cosiddetti incunaboli), forgiati dalla prima tipografia italiana, impiantata a Santa Scolastica da due chierici tedeschi allievi di Gutenberg, nel 1465. Il refettorio è posto sul lato ovest del chiostro cosmatesco, un tempo sormontato dal dormitorio. Sotto il monastero, nei locali dell'antico frantoio ipogeo restaurati dal Comune di Roma, è posto il Museo in cui sono raccolti reperti di grande interesse che spaziano dalla paleontologia all'archeologia, dalla geologia agli oggetti di uso quotidiano dell'antichità. Come Santa Scolastica, anche il Monastero dello Speco, intitolato a san Benedetto, può essere raggiunto a piedi dal parcheggio situato presso gli scavi della villa di Nerone. Da qui parte, infatti, una panoramica strada pedonale a gradoni, che si snoda fra lecci monumentali considerati sacri. Il monastero di san Benedetto si presenta come un edificio altamente scenografico e pittoresco, insediato nella curvatura di un'immensa parete di roccia e sorretto da nove alte arcate, in parte ogivali. Papa Pio II, visitando questo luogo nel 1461, usò l'espressione “nido di rondini” per definire questa struttura aggrappata alle pendici della forra, a strapiombo sulla vallata. Pareti, volte e scale appaiono, nella loro pittoresca irregolarità, perfettamente integrate nella pietra che sostiene l'intero complesso. Ad accentuare l'aspetto solenne della struttura contribuiscono le possenti arcate, che sembrano impassibili allo scorrere del tempo. Nelle pareti si aprono nicchie, bifore e finestre di ogni forma e dimensione. Con le due chiese sovrapposte e l'intricato sistema di grotte e cappelle, interamente affrescate in epoche diverse, il monastero del Sacro Speco rappresenta un edificio unico sotto il profilo estetico, architettonico e spirituale. Visitando l'interno si ha l'impressione di perdersi in un complicato labirinto di ambienti e celle, talvolta scavate nella nuda roccia e collegate da un reticolo di scalinate e corridoi. Le prime decorazioni a fresco, realizzate talvolta sulla parete rocciosa, risalgono al periodo e allo stile bizantino (attorno all'VIII secolo) e riproducono un vasto campionario di storie, miti e leggende. La grotta di San Benedetto, lasciata al naturale ed arricchita soltanto dalla pregevole statua marmorea del Santo (opera seicentesca di Antonio Raggi) è il cuore del monastero. Scene della vita di Gesù e di San Benedetto ricoprono interamente le pareti della Chiesa Superiore, costruita nel Trecento in stile gotico. Di grande suggestione anche la leggendaria Scala Santa, realizzata lungo il tracciato che san Benedetto percorreva per raggiungere la grotta, e decorata nel XV secolo con splendidi affreschi tra i quali spicca la scena del “Trionfo della Morte”.

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