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Mercoledì, 05/08/2020
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Cerveteri: la necropoli della Banditaccia


Si incontra sull'antica Via Aurelia, in provincia di Roma, la cittadina di Cerveteri, Caere per i Romani, Kaisra per i più antichi abitatori etruschi: circa 3.000 anni di storia documentata e visibile, a partire dal IX secolo quando, secondo la tradizione, la comunità fu fondato dalla mitica popolazione dei Pelasgi, proveniente dalla Grecia. Dagli albori della storia sono giunte fino ai nostri giorni le tracce dei primi insediamenti villanoviani, cui si aggiungono testimonianze di scambi intensi con i Greci e con i Fenici. Forse per questo, quando divenne città etrusca, Cerveteri conobbe un'espansione eccezionale che la portò probabilmente a diventare uno dei dodici centri (la leggendaria dodecapoli) che dominavano l'Italia centrale. Il centro odierno sorge ancora sul pianoro tufaceo in cui crebbe una delle più potenti città dell'Etruria, tanto che persino le mura del suo castello medievale poggiano su strutture risalenti agli Etruschi. Lo sviluppo straordinario di questa civiltà, paragonabile solo a pochi altri centri del Lazio e della Toscana, fu interrotto solo dalla conquista romana, che trasformò una delle metropoli dell'antichità in un centro prevalentemente agricolo. Data la carenza di testimonianze riferibili agli Etruschi, il modo migliore per ricostruire la struttura sociale, la cultura e i costumi di Kaisra è visitare i suoi straordinari complessi funerari, che formano un'area di oltre 400 ettari comprendente i siti del Monte Abatone, la Necropoli del Sorbo, quella della Pozzolana, le tombe rupestri di Sant'Angelo. Ma le testimonianze più sorprendenti sono conservate nella celebre Necropoli della Banditaccia, che assieme a quella di Tarquinia è stata dichiarata Patrimonio dell'umanità dall'Unesco. L'area archeologica, a nord-ovest dell'abitato, tocca gli 80 ettari e rappresenta perciò la necropoli più estesa del Mediterraneo. Solo una decina di ettari sono recintati e visitabili, ma comprendono le sepolture più importanti e significative. Le più antiche risalgono proprio ai primi insediamenti villanoviani del IX secolo. Fra i VII e il III secolo a.C. si sviluppa la necropoli etrusca vera e propria: alle tipiche tombe a tumulo si affiancano quelle a dado, disposte in schiere e allineate lungo le strade che, ancora oggi, sono percorribili come quelle di un centro urbano. La crescita di vegetazione spontanea ha trasformato questa zona in una sorta di parco da esplorare, ma non ha certo oscurato i criteri razionali con cui furono realizzati gli isolati e le strade che li delimitano. Sepolture a tumulo come la famosissima Tomba dei Rilievi hanno permesso agli studiosi di ricostruire nel dettaglio i costumi e le abitudini domestiche degli Etruschi. Tombe come queste, infatti, venivano costruite in modo da riprodurre la casa del defunto, con tanto di corridoio, il dromos, che metteva in comunicazione le varie stanze. Secondo le credenze etrusche, dall'oltretomba il defunto poteva continuare la vita in un ambiente a lui familiare, circondato dagli oggetti personali e dalle scorte di viveri. Grazie all'ottimo stato di conservazione, la Tomba dei Rilievi sfoggia tuttora la particolare decorazione della sua camera funeraria, impreziosita appunto da rilievi in stucco dipinto che riproducono soprattutto oggetti d’uso quotidiano (armi, utensili, ecc.) e figure di demoni. Il suo valore inestimabile rende purtroppo impossibile, al momento, l'accesso del pubblico agli interni, ma molte altre tombe fra le più importanti e preziose sono, invece, visitabili. Tra queste la Tomba dei Capitelli, caratterizzata da un piccolo dromos, da due cellette laterali e da un ambiente più ampio detto atrio, che raffigura fedelmente la tipica casa aristocratica etrusca. In fondo, tre celle sono destinate ad accogliere le salme dei defunti. Sempre sull'arteria principale della necropoli, la Via degli Inferi, sorge la Tomba della Casetta, con l'interno composto da un ambiente centrale su cui si aprono, a croce, camere con ingresso e finestrelle arcuate. Un'unica ampia camera ipogea costituisce, invece, la Tomba dell'Alcova: uno degli ambienti di maggior pregio architettonico, progettato per sottolineare la funzione dell'alcova posta al centro. Notevoli sono pure la Tomba dei Leoni dipinti, la Tomba degli Animali e quella degli Scudi, che prendono nome dalle decorazioni dipinte o scolpite sulle pareti. L'itinerario sulle tracce dell'antica Kaisra non sarebbe completo, tuttavia, senza una visita al Museo Nazionale Cerite allestito nel rinascimentale Palazzo Ruspoli, nel pieno centro storico di Cerveteri. In queste sale sono conservati buona parte dei reperti emersi dagli scavi nelle necropoli, oltre a quelli recuperati nella zona dell’abitato. La visita inizia con gli oggetti dell'età villanoviana, fino a toccare il periodo ellenistico. Corredi di tombe, vasi, suppellettili in legno, bronzo e ceramica, crateri, balsamari in pasta vitrea, vasi attici a figure nere e rosse, sarcofagi, anfore attiche, frammenti da templi, terrecotte votive: sono alcuni dei tesori custoditi a Cerveteri, cui si è aggiunta, da circa un ventennio, la ricca Collezione Odescalchi, acquisita dallo Stato italiano, che comprende reperti di produzione etrusca e di importazione greca.

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