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Martedì, 14/07/2020
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Il nuraghe di Barumini

su nuraxi

È riconosciuto come il simbolo più sorprendente delle popolazioni che abitarono la Sardegna in epoca preistorica e protostorica, il gigantesco nuraghe Su Nuraxi, che si incontra nei pressi di Barumini, 60 chilometri a nord di Cagliari. Non a caso, fra i numerosi torrioni nuragici che caratterizzano il paesaggio sardo, l'Unesco ha inserito questa grande fortezza, cresciuta col passare dei secoli passando sotto il controllo cartaginese e romano, nell'elenco dei siti “Patrimonio dell'umanità”. Sviluppatasi come un castello medievale, in una conca di marna e arenaria nota come la Giara di Gesturi, la reggia del “Popolo delle torri” presenta un vasto torrione centrale, il mastio, composto da grossi blocchi di pietra basaltica e circondato da quattro torri erette in seguito come il bastione di una fortezza quadrilobata, in corrispondenza dei punti cardinali. Una cinta muraria inframezzata da altre sette torri chiude la struttura e la separa dal villaggio di capanne in cui sono stati rintracciati resti di forni, pozzi e focolari che testimoniano una struttura sociale complessa ed evoluta. Sulle colline circostanti, poi, una straordinaria densità di nuraghi compongono un sistema di insediamenti a stella, con Su Nuraxi al centro, quale temibile capoluogo fortificato della regione. Gli scavi archeologici che hanno fatto riemergere il complesso, dall'inizio degli anni '50, hanno anche consentito di ricostruire la sua storia. Al XV secolo a.C. (in piena età del Bronzo) risale il nucleo più antico: il torrione centrale tronco-conico, alto 19 metri e diviso in tre piani con un terrazzamento alla base. L'ingresso si apriva a sud, attraverso una porta dotata di architrave che immetteva nelle camere coperte dalla tipica volta a tholos, cioè composta da cerchi concentrici di massi che si restringono fino alla lastra centrale. Circa tre secoli dopo cominciò a consolidarsi il sistema difensivo formato dalle quattro torri unite da mura rettilinee. Una fitta rete di collegamenti verticali, scale e camminamenti univa le varie torri e la cinta muraria al mastio, garantendo l'accesso sopraelevato. Fra il mastio e il bastione, inoltre, fu ricavato un cortile e scavato un pozzo di 20 metri per l'approvvigionamento di acqua potabile. La lungimiranza dei costruttori appare evidente oggi: sul fondo del pozzo è ancora presente l'acqua. Nel frattempo, all'esterno, sorgeva la seconda cinta antemurale. Nella tarda età del Bronzo Su Nuraxi doveva ormai apparire come un presidio inespugnabile, né i suoi abitatori furono scoraggiati dai cedimenti del terreno che misero a repentaglio il cuore stesso della struttura: il torrione centrale fu infatti rifasciato, coprendo anche la porta d'accesso e le feritoie, e dotato di un nuovo ingresso sopraelevato a nord-est. Nel frattempo cresceva il villaggio circostante, che attorno all'VIII secolo a.C. (nell'età del Ferro) doveva presentarsi come un agglomerato di capanne circolari coperte da frasche. Fra queste semplici costruzioni risalta, agli occhi degli esperti, la funzione della “capanna del consiglio”, con sedile circolare e nicchie alle pareti, in cui si celebravano riunioni a carattere politico o religioso. Forse rimarranno per sempre oscure le cause che portarono, in quest'epoca, alla distruzione di gran parte della fortezza. Resistettero solo parte del mastio e delle mura, e le capanne più robuste del villaggio. Ma l'importanza del luogo doveva essere tale che si provvide in breve tempo a ricostruire il complesso, stavolta seguendo un vero e proprio disegno urbanistico. Nel villaggio comparvero strade, sistemi di canalizzazione dell'acqua, fognature rudimentali. Le abitazioni superarono le cento unità, assumendo la forma di case a corte: più nuclei raggruppati attorno all'atrio e al pozzo centrale. Fra il V secolo a.C. e il III d.C. il nuraghe di Barumini conobbe la sua ultima stagione, quella della decadenza. I cartaginesi conquistarono la regione e si insediarono nel villaggio e nelle torri perimetrali. Il loro dominio fu naturalmente spezzato dai romani, ultimi abitatori di Su Nuraxi. In età augustea, il nuraghe fu probabilmente utilizzato come luogo di sepoltura. Ai visitatori che oggi lo esplorano, accompagnati da guide esperte, Su Nuraxi svela buona parte dei suoi elementi strutturali e funzionali. Ciò non solo per via degli scavi degli anni '50, ma anche grazie a più recenti interventi di restauro (dal 1981 al 1987) che hanno consentito il recupero della parte superiore del nuraghe e dei vani dell'antemurale. La visita si completa idealmente nell'ex Convento dei Cappuccini di Barumini: qui, infatti, è stata allestita una mostra multimediale che, attraverso postazioni interattive e strumenti audiovisivi, ricostruisce la storia e le caratteristiche del più complesso e affascinante sito nuragico della Sardegna.

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