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Domenica, 27/09/2020
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Il Museo Revoltella a Trieste

palazzo revoltella

Nel centro di Trieste, a pochi passi dal mare, sorge lo scenografico palazzo neorinascimentale progettato da Friedrich Hitzig nel 1852, per conto di Pasquale Revoltella, ricco imprenditore ed esponente di spicco dell'alta società triestina. Revoltella incarnava lo spirito della Trieste del tempo: aperto sostenitore del progresso tecnico e scientifico e amante dell'arte, tanto da riempire la sua elegante residenza con una vasta collezione di arredi e opere d'arte di vario genere. Molti anni prima di diventare barone (titolo conferitogli nel 1867 dall'Austria per la sua intelligenza e intraprendenza in politica e in economia) Revoltella aveva appoggiato la costruzione del canale di Suez, ritenendolo un formidabile incentivo ai commerci fra l'Europa e l'Oriente. Purtroppo non visse abbastanza per assistere al compimento dell'impresa: nel settembre del 1869, due mesi prima dell'apertura del canale, il barone Revoltella moriva privo di eredi, lasciando precise disposizioni affinché il palazzo e la raccolta d'arte in esso contenuta passassero alla città per diventare un museo, assieme a un'ingente somma in denaro che sarebbe servita per la gestione e l'ampliamento della collezione. Trieste non tardò a impiegare il lascito del barone per incrementare il valore del museo che tuttora porta il suo nome. Dopo circa trent'anni il numero di opere era raddoppiato, tanto da rendere necessario un ampliamento dello spazio espositivo. Per questo il Comune acquistò l'attiguo Palazzo Brunner, che solo negli anni '60 del XX secolo sarebbe stato pienamente ristrutturato dall'architetto Carlo Scarpa. Il Museo Revoltella assunse così il suo assetto definitivo: la residenza del barone tornava a svolgere la sua funzione di casa-museo e di dimora storica, ospitando l'originaria collezione Revoltella, mentre Palazzo Brunner poteva esporre la straordinaria raccolta d'arte moderna e contemporanea (una delle più vaste in Italia) che si era costituita nell'arco di un secolo. La visita al museo inizia dal portone di Palazzo Revoltella, in via Diaz, che si apre su un grande atrio con al centro la bella Fontana della Ninfa Aurisina, un gruppo statuario realizzato nel 1858 per celebrare la costruzione del nuovo acquedotto triestino. Attorno alla fontana si dipana l'elegante scalone elicoidale che porta ai pieni superiori. Fra gli ambienti più interessanti del piano terreno vi è certamente la biblioteca lignea, ornata da sofisticate decorazioni e sculture, comprendente alcuni testi di grande pregio. In quella che un tempo era stata la sala del biliardo si incontrano due tele storiche di Cesare Dell'Acqua, mentre le sale adiacenti sfoggiano notevoli esempi di pittura italiana del primo Ottocento, fra cui ritratti di Giuseppe Tominz e un bozzetto di Antonio Canova. Al primo piano si visita l'appartamento privato di Pasquale Revoltella. Già nell'atrio l'attenzione è attratta dal maestoso gruppo allegorico che simboleggia il Taglio dell'Istmo di Suez. Particolarmente ricchi gli arredi e le decorazioni del salotto verde, completamente rivestito in stucco, del salotto rosso e dello studio del barone. Al secondo piano si attraversano gli ambienti più ricchi e sontuosi del palazzo. Il bianco e l'oro sono i colori dominanti nella stupenda sala da pranzo arredata con mensole intarsiate. Al centro spicca un grande tavolo da 36 posti. Attraverso il salotto azzurro e il salottino rosso si raggiunge la fastosa sala da ballo caratterizzata da raffinati abbinamenti cromatici e dalle grandi tele allegoriche che ornano le pareti. Notevoli sono pure la galleria degli specchi e il salotto giallo (dove si incontra il busto di Revoltella accanto a un prezioso vaso di Sevres). Passando per la raffinata “sala a cupola” si entra nel Palazzo Brunner, sede della Galleria d'arte moderna. Al terzo piano trovano posto le opere del secondo Ottocento italiano: molte delle prime acquisizioni seguite alla morte del barone. Un itinerario completo attraverso il Romanticismo e il Verismo, che si avvale delle opere di Domenico Induno, Angelo Inganni, Vincenzo Cabianca, Odoardo Borrani, Giovanni Fattori, Achille Vertunni, Filippo Palizzi, Bernardo Celentano, Tranquillo Cremona e molti altri maestri. Fra i dipinti di maggior valore, La preghiera di Maometto di Domenico Morelli. Al quarto piano, accanto a una nutrita raccolta di autori triestini a cavallo fra Ottocento e Novecento, si ammirano le Sale internazionali, dove sono esposte le opere di maggior pregio acquistate dal museo fra il 1885 e la prima guerra mondiale, quasi tutte provenienti dalle grandi esposizioni internazionali di Venezia, Monaco, Parigi. Tele come la Signora col cane di Giuseppe de Nittis, Ave Maria di Luigi Nono, La prima comunione di Carl Frithyof Smith, Les Affamées di Jean Jules Geoffroy; sculture come La derelitta di Domenico Trentacoste e La Croce di Leonardo Bistolfi. Il primo Novecento italiano trionfa nelle sale del quinto piano, che ospita molti autori friulani attivi in un periodo di straordinaria fioritura artistica e culturale per la città di Trieste, dove risiedevano James Joyce e Italo Svevo. Spiccano i nomi di maestri come Felice Casorati (Meriggio), Mario Sironi (Il pastore), Carlo Carrà (Donna al mare), Giorgio De Chirico (I gladiatori), solo per fare pochi esempi. Il sesto piano è dedicato agli artisti italiani del secondo Novecento. Qui è possibile ammirare capolavori di Giorgio Morandi (Paesaggio), Manzù (Il bambino con l'anatra), Fausto Pirandello (Matinée), Renato Guttuso (Nudo nello studio), Afro (Ricercarii), Emilio Vedova (Ciclo della protesta n.3), Lucio Fontana (Attese). Dalle biennali veneziane provengono quasi tutte le opere esposte in questa sezione di pregio inestimabile, con cui si chiude il percorso espositivo.

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