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Domenica, 17/01/2021
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La Galleria d'Arte Moderna di Milano

pellizza da volpedo - il quarto stato

La ricchezza delle collezioni esposte e il fascino della sua sede, Villa Belgioioso-Bonaparte (nota anche come Villa Reale) fanno della Galleria d'Arte Moderna una delle istituzioni museali più visitate a Milano. La costruzione della villa fu affidata da Ludovico Barbiano di Belgiojoso all'architetto Giuseppe Piermarini, il quale conferì l'incarico al suo allievo più famoso: Leopoldo Pollack. La dimora era completata alla fine del Settecento e nel 1801 aveva già ospitato Gioacchino Murat e Carolina Bonaparte. Più tardi vi risiedettero il generale Radetsky e Napoleone III. Un recente restauro ha valorizzato lo splendore squisitamente neoclassico della villa, con le decorazioni plastiche degli interni e il delizioso giardino all'inglese (pure opera di Pollack). Dal 1921 Villa Belgioioso è la sede della Gam di Milano, una delle più importanti istituzioni museali dedicate all'arte moderna, dal Neoclassicismo al Novecento, nata dall'accorpamento di diverse collezioni private. Il percorso di visita comincia nelle sale del piano terreno, dove sono raccolte le opere del periodo neoclassico. Tra le sculture se ne segnalano tre di Antonio Canova: il gesso di Ebe, la Testa della contessa Elisa Baciocchi Bonaparte e la Vestale. Lo stesso scultore di Possagno è effigiato in un ritratto di Andrea Appiani, di cui è presente un cospicuo numero di opere. Ben rappresentati sono, infatti, i protagonisti dei primi decenni del XIX secolo e del periodo di transizione verso il Romanticismo: oltre ad Appiani si ammirano le opere plastiche di Pompeo Marchesi, le tele di Giuseppe Bossi e Francesco Hayez. Quest'ultimo apre il periodo romantico. I suoi ritratti (celebre quello di Alessandro Manzoni) riempiono un'intera sala. Lo scalone d'onore porta al primo piano, dove prosegue l'itinerario nell'Ottocento attraverso i movimenti e le scuole che lo hanno caratterizzato: dal Romanticismo storico alla Scapigliatura, dal Divisionismo al Realismo. Numerosi i lavori di Tranquillo Cremona, Federico Faruffini, Medardo Rosso, Giovanni Segantini e del più grande impressionista italiano, Giuseppe De Nittis. Itinerario che si conclude idealmente con un capolavoro della pittura sociale che porta la data del 1901: Il Quarto Stato di Giuseppe Pellizza da Volpedo. Gli ambienti del secondo piano, poi, sono interamente dedicati alla raccolta di Carlo e Nedda Grassi, figure di spicco fra i collezionisti lombardi. La loro donazione (oltre duecento opere) comprende capolavori di maestri dell'Ottocento italiano e francese: Zandomeneghi, Boldini, Signorini, Fattori, Cabianca, De Nittis, Corot, Manet, Gauguin, Cézanne e perfino un Van Gogh. Interessante anche la raccolta di manifesti di Tolouse-Lautrec. A questi si aggiungono opere dei giovani Boccioni e Balla, colti nella fase di passaggio al Futurismo, e altre tele di maestri italiani della prima metà del Novecento: Renato Guttuso, Fausto Pirandello, Giorgio Morandi, Filippo de Pisis.

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