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Venerdì, 02/12/2022
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Ostuni: la “Città Bianca”

veduta di ostuni

Adagiata sulle estreme propaggini nord-orientali delle Murge, la catena collinare che domina l'entroterra pugliese, Ostuni si affaccia su una pianura completamente ricoperta di uliveti, vigneti e frutteti, a pochissimi chilometri dalla costa adriatica. Il paesaggio, con i suoi forti contrasti cromatici, sembra tracciato per stimolare la fantasia di un pittore. Sul verde cupo delle Murge, sul blu cobalto del mare, sul turchese del cielo, si staglia la città vecchia con il suo nitore abbacinante. Ostuni è la cittadina più settentrionale del Salento: ai suoi piedi si apre la pianura della penisola più a est d'Italia. Il borgo, conteso, razziato e conquistato più volte nel corso dei secoli, ma indifferente allo scorrere del tempo, resta raccolto nell'antica cinta muraria, ed è tutto un digradare di casette orientaleggianti, ammassate le une sulle altre, a partire dalla sommità della collina su cui svetta la Cattedrale quattrocentesca. Case bianche interamente intonacate a calce, raccolte in grappoli disordinati quanto suggestivi, apparentemente secondo la fantasia di un architetto folle, ma in realtà fedeli alle irregolarità del terreno con cui sembrano compenetrarsi. Porte e finestre di colore blu intenso, a rimarcare gli influssi di un mare limpidissimo e il contrasto con le pareti candide che rimandano e moltiplicano la luce solare. Appena varcate le mura della Città Bianca, ancora sorvegliate da fortificazioni e torri, ci si perde in un dedalo di vicoli che corrono, intrecciandosi freneticamente, attorno ai fianchi della collina. L'illusione di smarrirsi in questo labirinto al riparo dal traffico automobilistico, vagando fra corti, terrazze, balconi fioriti, scenografie barocche e architetture moresche, è piacevole e può essere protratta indefinitamente. In realtà, ogni ascesa avvicina inevitabilmente al centro e al cuore del tessuto urbano, su cui domina la sagoma inconfondibile della Cattedrale. Nella sua facciata dai contorni curvilinei coesistono tre stili: il gotico, il romanico e il veneziano. I tre portali ogivali, che ospitano le statue di San Giovanni e San Biagio e il bassorilievo del vescovo Nicola Arpone, sono sovrastati dalla sorprendente mole del rosone centrale, minutamente cesellato. Allo stile barocco si rifanno, invece, la vicina chiesa di San Vito e il convento delle Monacelle. Ingentilito da fregi, cornici, nicchie e decorazioni più sobrie rispetto ad altri esempi di barocco pugliese, il complesso svetta con la sua bellissima cupola nel punto più elevato della città, come un tratto essenziale del paesaggio. Nel convento delle Monacelle è aperto un piccolo ma interessante museo che raccoglie le testimonianze delle civiltà preclassiche rinvenute nella Murgia meridionale. I reperti degli scavi condotti in territorio ostunese comprendono resti di animali risalenti al Pleistocene, ceramiche neolitiche, lame e asce in selce, punteruoli in osso, monili e utensili scoperti nella vicina Grotta di S. Biagio e in altri insediamenti neolitici. Discendendo attraverso quel dedalo di viuzze che a Ostuni è chiamato “La Terra”, e che talvolta conserva la pavimentazione originaria su cui transitavano carri e bestiame, la curiosità è continuamente attratta dagli scorci che si aprono al di là dei portali aperti: l'occhio vaga nei cortili dei palazzi nobiliari, abbelliti da architetture fantasiose e mutevoli. Si giunge al cospetto della colonna votiva eretta in omaggio al patrono della città, Sant'Oronzo. Il monumento simbolo di Ostuni si erge in piazza della Libertà, circondato da alcuni degli edifici più importanti della città, nell'antica sede del mercato. Dalla sommità della guglia (alta oltre 20 metri) il vescovo Oronzo, nel suo familiare atteggiamento benedicente, protegge gli ostunesi come già nel XVII secolo quando, come vuole la tradizione, allontanò lo spettro della peste. In segno di ringraziamento per quel prodigio, Ostuni celebra il suo protettore con tre giornate di festeggiamenti solenni, che culminano con la famosa “cavalcata di Sant'Oronzo”: la statua del patrono è condotta in processione dalle autorità religiose e civili, accompagnate da cavalieri in sfarzosi costumi tradizionali. Fuori dall'abitato ci si immerge nella tranquillità bucolica della “selva”, la tipica macchia delle murge, punteggiata dalle celeberrime costruzioni agricole dal tetto conico, universalmente note come “trulli”. Verso la costa, la vegetazione collinare cede il passo alle sterminate distese di ulivi secolari. Attraversando il regno di questi giganti nati, secondo alcuni, per mano dei Saraceni, si raggiunge la splendida costa sabbiosa, bagnata da un mare purissimo e interrotta, a più riprese, da dune, tratti rocciosi e torri d'avvistamento d'epoca aragonese. Una costa abitata già in epoche remote, e oggi considerata una delle località più suggestive dell'Adriatico.

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