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Giovedì, 29/09/2022
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Lecce barocca

Una straordinaria omogeneità architettonica caratterizza le strade e le piazze di Lecce antica nel segno del Barocco, che nel capoluogo salentino assume aspetti peculiari, non riscontrabili altrove. L'appellativo di “Firenze del Sud” rischia, per questo, di essere fuorviante. La fioritura dell'arte barocca a Lecce avviene in un preciso contesto storico, a partire dal 1571, quando la battaglia di Lepanto allontana definitivamente la minaccia dei turchi. Lecce si sviluppa improvvisamente, abbandonando le vesti di città fortificata raccolta attorno alla mole severa del Castello di Carlo V, eretto verso la metà del Cinquecento. Dalle autorità religiose, a cominciare dal vescovo Luigi Pappacoda, celebre promotore delle iniziative architettoniche, giunge un impulso fortissimo alla costruzione degli edifici e dei monumenti che, nell'arco di quasi 200 anni, faranno di Lecce una delle più belle ed eleganti città del meridione d'Italia. Alla celebrazione del potere spirituale concorre perfino la natura della pietra leccese, straordinariamente tenera e facilmente modellabile, indispensabile per lo sviluppo di un linguaggio figurativo che vede protagonisti artisti e scultori prevalentemente locali. La tradizione della lavorazione di questa pietra color miele vive ancora oggi nelle botteghe artigianali del centro storico di Lecce. Fino alla metà del Settecento, il Barocco dispiega il suo potere scenografico sulle facciate delle chiese, nei monasteri, nei palazzi nobiliari. Esuberanze barocche, motivi floreali, figure e animali mitologici, fregi e stemmi trionfano anche nell'architettura privata, sulle facciate, i balconi e i portali degli edifici. Per questo, più che seguire itinerari prefissati, è opportuno scoprire il barocco leccese vagando liberamente per il centro antico. L'unica eccezione all'omogeneità stilistica di Lecce è data, forse, dallo scenario di Piazza Sant'Oronzo: da sempre il fulcro della vitalità cittadina. Qui, all'inizio del Novecento, da sotto il livello stradale emerse il vasto Anfiteatro Romano con un doppio ordine di gradinate che tuttora ospita eventi culturali e spettacoli. Attorno all'Anfiteatro faticosamente recuperato, accanto ai palazzi seicenteschi superstiti e a chiese come San Marco (eretta dai mercanti veneziani) e la cinquecentesca Santa Maria delle Grazie sorgevano, nel ventennio fascista, austeri edifici nello stile dell'epoca, che pure contribuirono all'aspetto singolare di questa piazza, irregolare anche nella forma. Qui svetta uno dei simboli della città: la colonna di Sant'Oronzo eretta da uno degli artisti più raffinati del barocco leccese, Giuseppe Zimbalo. Fra l'effigie del patrono e l'impronta di Roma antica sorge il Sedile: due grandi archi ogivali si aprono su altrettanti lati di questo edificio sormontato da una loggia rinascimentale, che fu centro di potere fino all'Ottocento. Attraverso via Augusto Imperatore si giunge presso la chiesa di Santa Chiara, opera di Giuseppe Cino. Sulla destra si imbocca via Arte della Cartapesta, che porta agli scavi del Teatro Romano costruito nel II secolo e riscoperto solo pochi anni dopo l'Anfiteatro. Un'idea della sua antica eleganza è data dalle statue attualmente conservate nel Museo Sigismondo Castromediano. Tornati in Piazza Sant'Oronzo, basta percorrere via Umberto I per giungere al cospetto del tempio che meglio esprime le stupefacenti scenografie del Barocco: la Basilica di Santa Croce. Sulla sua splendente facciata si aprono tre portali incorniciati da colonne corinzie ornate da telamoni, umani e non. Ma è al di sopra dell'architrave, in cui spiccano festoni, cornucopie e figure femminili, che le decorazioni barocche raggiungono il culmine: uomini e figure zoomorfe sorreggono l'elegantissima balconata sopra la quale si apre un meraviglioso rosone circondato da tre ghiere colme di fitti ricami nella pietra. Tutto attorno è un fiorire di putti, fregi, capitelli e ghirlande. Le tonalità tenui e riposanti della pietra leccese dominano anche all'interno della chiesa, più sobrio ma pur sempre ricco di finissime decorazioni. Spiccano, in particolare, il soffitto ligneo a cassettoni, l'abside della navata centrale e i bassorilievi che ricoprono l'altare dedicato a San Francesco da Paola. Accanto a Santa Croce si sviluppa il ricco prospetto bugnato dell'ex Convento dei Celestini, oggi sede della Provincia. Nei due ordini della facciata si aprono finestre incorniciate da elementi decorativi semplici ma raffinati. Una passeggiata in via Palmieri, dove leccesi e turisti si mescolano, permette di contemplare i fasti dell'architettura civile, da Palazzo Palmieri-Guarini a Palazzo Marrese, e soprattutto di raggiungere il salotto di Piazza Duomo: uno spazio scenografico chiuso, cui si accede solo attraverso una porta sormontata da statue di santi. Di giorno la piazza risplende uniformemente, inondata dal sole. Di sera gli effetti di luce esaltano i rilievi e gli ornamenti barocchi. Sulla piazza si affaccia il Vescovado, il cui aspetto definitivo si deve alla ristrutturazione del 1761, ad opera dell'architetto leccese Emanuele Manieri. Il prospetto colpisce per la sovrapposizione di un largo ordine di loggette ad archi divisi da mezze colonne, che corre lungo tutto il primo piano. Il cortile, con al centro il pozzo con la statua di Sant'Irene, è un gioiello forgiato dalla fantasia dei maestri scalpellini dell'epoca. Ancor più raffinato è il pozzo che si ammira nel cortile del Seminario, incastrato fra il Vescovado e il Duomo. Quest'ultimo sorprende con gli effetti scenografici delle due facciate contigue, soprattutto quella laterale, e per il campanile grandioso, pure opera di Giuseppe Zimbalo. L'interno a croce latina, diviso in tre navate, è arricchito da dodici altari, da un soffitto a cassettoni dorati e da numerose opere pittoriche. Nella navata sinistra spicca il Presepe scolpito da Gabriele Riccardi. L'itinerario barocco può proseguire in via Libertini, su cui si affacciano i bellissimi prospetti di altre chiese come quella del Rosario, di Sant'Anna e di Santa Teresa. Bisogna invece accedere al centro dall'imponente Porta San Biagio per incontrare la chiesa di San Matteo, che si distingue per il profilo originale della facciata, convessa al piano inferiore e concava a quello superiore: un segno degli influssi del Barocco romano e della personalità del Borromini.

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