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Giovedì, 19/05/2022
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Ad Anagni, nei luoghi di Bonifacio VIII

campanile del duomo

La storia di molti papi medievali si intreccia con quella della cittadina di Anagni, arroccata su uno sperone roccioso a ridosso della valle del Sacco, in provincia di Frosinone. Il primo nucleo storico di questa comunità risale agli Ernici, una popolazione che dovette cedere il passo all'espansione dei Romani verso il 300 a.C. La terra su cui sorge Anagni, però, era abitata già agli albori dell'umanità. Lo dimostrano i resti fossili dell'Homo Erectus (i più antichi d'Italia) rinvenuti in epoca recente nella valle. Tracce importanti dell'assetto romano della città sono gli Arcazzi, le imponenti arcate in travertino che si aprono sul versante settentrionale delle mura. Più volte ristrutturata, invece, la monumentale Porta Cerere, che costituiva la principale via di accesso ad Anagni, anche al tempo degli Ernici. L'importanza e la fama di Anagni, però, è certamente associata al ruolo svolto a cavallo fra XII e XIII secolo, quando fu sede provvisoria per molti papi che qui trovarono un rifugio sicuro e un ambiente più che confortevole. Fra le sue mura, in particolare, videro la luce ben quattro pontefici: Innocenzo III, Gregorio IX, Alessandro IV e Bonifacio VIII. Quest'ultimo, noto anche per essere stato confinato nel girone infernale dei simoniaci da Dante, fu protagonista di uno dei più celebri episodi di storia medievale, universalmente identificato come lo “schiaffo di Anagni”: al culmine della disputa per la supremazia che lo opponeva al re di Francia Filippo il Bello, fu oltraggiato da emissari del re e imprigionato nella stessa Anagni il 7 settembre del 1303. Una rivolta della popolazione locale gli restituì la libertà ma non la voglia di vivere. Una delle figure più controverse della storia del papato moriva infatti pochi giorni dopo, distrutto moralmente e politicamente dall'affronto subito. Alle alterne vicende degli umani sopravvivono, tuttavia, i bei monumenti che fanno di Anagni una delle più suggestive cittadine laziali. In primo luogo la meravigliosa Cattedrale costruita fra il 1062 e il 1105, nel luogo in cui sorgeva l'antica acropoli, con i templi romani dedicati a Cerere, Marte e Saturno. Il Duomo di Santa Maria è considerato uno degli esempi di arte romanica più nobili e meglio conservati dell'Italia centro-meridionale. Al suo interno si celebrarono, nel corso dei secoli, dispute teologiche, solenni scomuniche e canonizzazioni. La chiesa è posta in cima a una scalinata ampia e scenografica, mentre il campanile fu eretto di fronte alla facciata per scongiurare il rischio di cedimenti del suolo. Il gusto romanico campano caratterizza la facciata, che guarda a sud, con i tre portali e le raffinate decorazioni della “Porta Matrona”. Molto interessante anche il lato nord dell'edificio, in cui si aprono le tre absidi fra cui la maggiore è ornata da una loggetta con sedici archetti e otto colonne. Sul lato occidentale coesistono stili diversi. Qui si sviluppa la cappella di Bonifacio VIII (al secolo Benedetto Caetani). Sulla destra si nota il battistero pensile (forse la struttura più ardita del complesso), con la statua del pontefice. All'interno, le tre navate sono divise da pilastri a sezioni alternate, mentre nel presbiterio si possono ammirare le opere del celebre maestro marmorario Pietro Vassalletto. Ancor più suggestivo il pavimento a mosaico, eseguito dalla famiglia dei Cosma nel 1231, composto da blocchi di porfido e serpentino unite a dischi marmorei. Ma il tesoro d'arte più importante del Duomo è racchiuso nella cripta, che ricalca la suddivisione in tre navate della basilica soprastante. Le pareti sono interamente affrescate e presentano il ciclo pittorico più completo della scuola romana duecentesca. In realtà i dipinti, che riproducono storie della Bibbia e dei santi anagnini, sono attribuiti a tre artisti caratterizzati da altrettanti stili differenti: da quello arcaico di ispirazione bizantina a quello plastico che anticipa l'opera di Cimabue e Giotto. Poco distante dal duomo sorge il Palazzo di Bonifacio, teatro dell'oltraggio: un complesso imponente, sorretto da fortificazioni medievali e difeso da torri e dalle mura romane. Gli interni, suddivisi in ampi saloni riccamente decorati e affrescati, proiettano in un'atmosfera tardo-medievale. Fra gli ambienti più affascinanti, al secondo piano, spiccano la loggia su cui si aprono cinque bifore e la Sala delle Scacchiere, in cui era posto il trono. Accanto al “palazzo di rappresentanza” sorge, poi, il Palazzo Traietto che fungeva da residenza per il pontefice. Il più bell'esempio di architettura civile medievale, tuttavia, è costituito dal Palazzo Comunale, risalente ai XII secolo, che reca l'impronta del suo creatore: Jacopo da Iseo. Fu questo architetto a concepire il maestoso porticato destinato a unire un complesso di edifici preesistenti. Su queste ampie arcate è affacciata la splendida Sala della Ragione, mentre il prospetto principale dell'edificio, con la quattrocentesca Loggia del Banditore, si ammira da Piazza della Pace. Passeggiando lungo l'antica via major (oggi Vittorio Emanuele) si incontrano esempi di eleganti abitazioni signorili, spesso appartenute ad alti prelati, che dimostrano l'importanza politica e commerciale di Anagni fino al XIII secolo. Fra queste spicca la facciata di Casa Barnekow, che conserva l'impianto trecentesco e l'originalissima scalinata esterna, in un suggestivo abbinamento con le decorazioni ottocentesche realizzate dal nobile svedese che acquistò questa residenza. Si ritiene che la casa abbia ospitato anche Dante Alighieri, in occasione del suo soggiorno in città durante il Giubileo del 1.300.

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