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Giovedì, 19/09/2019
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Venezia: lo splendore del Palazzo Ducale

palazzo ducale

Pochi luoghi, in Italia, affascinano e stimolano la fantasia del visitatore quanto il maestoso Palazzo Ducale di Venezia, che fu residenza ufficiale dei Dogi di Venezia e sede del governo per circa un millennio, dal IX secolo d.C. fino alla caduta della Repubblica, nel 1797. Assieme alla Basilica di San Marco, l'altro inestimabile capolavoro architettonico che si affaccia sulla piazza più visitata del mondo, il Palazzo Ducale è il più importante monumento del gotico veneziano. Fra le sue mura riecheggiano i fasti della più potente repubblica marinara, l'unica capace di costituire un'autentico impero con sede in Italia, dopo la caduta di Roma. Concepito originariamente come un castello, il palazzo dei Dogi subì devastazioni e incendi a cui seguirono altrettante ricostruzioni, fino ad assumere la forma attuale, fra la fine del XIV secolo e l'inizio del XV, con le due caratteristiche facciate, la più imponente delle quali domina Piazza San Marco. L'interno è scandito da sale sontuose, talvolta di proporzioni smisurate, affrescate e decorate dai migliori artisti e pittori veneti del Seicento. L'itinerario delineato per i visitatori inizia dall'ingresso di San Marco, la “Porta della Carta”, il sofisticato capolavoro di Giovanni e Bartolomeo Bon. Attraverso un androne si giunge presso il grande arco Foscari, che si apre sull'ampia e stupenda Sala dei Giganti, costruita sul finire del Quattrocento da Antonio Rizzo. Qui svettano due colossali statue di Jacopo Sansovino, raffiguranti Nettuno e Marte. Passando nel cortile interno, autentico cuore dell'edificio, si ammirano il portico, la loggia e, soprattutto, due splendide vere da pozzo gemelle in bronzo, realizzate nel 1559 dai maestri fonditori dell'Arsenale. Dal cortile si accede alle sale più grandi e sfarzose del palazzo, mentre la straordinaria Scala d'Oro, progettata dal Sansovino e decorata con stucchi su fondo dorato, conduce al primo piano, quello “nobile”. La prima rampa porta all'Appartamento del Doge, che attualmente ospita mostre d'arte temporanee. Dalla seconda rampa si passa all'Atrio Quadrato, il cui soffitto ligneo fu decorato dal Tintoretto nel 1565. Il dipinto raffigura il Doge Gerolamo Priuli nell'atto di ricevere la spada della giustizia. Si passa quindi nella Sala delle Quattro Porte, ristrutturata dopo l'incendio del 1574, su un progetto di Andrea Palladio. Qui il Tintoretto realizzò gli affreschi del soffitto e i grandi dipinti che decorano le pareti, eternando altri dogi che segnarono la storia della Repubblica. Lo stesso pittore mise mano alle quattro allegorie mitologiche che occupano le pareti della successiva Sala dell'Anticollegio, dove il Veronese dipinse il celebre “Ratto di Europa”. Paolo Veronese è anche l'autore di una serie di rappresentazioni allegoriche che si ammirano sul soffitto della Sala del Collegio. Qui si riuniva il governo veneziano, e qui oggi possono essere contemplate altre opere del Tintoretto, fra cui il “Matrimonio di Santa Caterina”. Il percorso conduce poi alla Sala del Senato, ricostruita da Antonio da Ponte e anch'essa decorata con tele di Jacopo Tintoretto, e alla cappella privata dei dogi, sul cui altare spicca una splendida Madonna con Bambino in marmo del Sansovino. Fra le stanze più riccamente e magistralmente decorate va ricordata anche la Sala del Consiglio dei Dieci, l'organo amministrativo che divenne, col passare del tempo, il maggiore centro di potere della Repubblica. Fra i dipinti di Paolo Veronese spiccano tre meravigliosi pannelli, l'ultimo dei quali, purtroppo, è una copia dell'originale trafugato da Napoleone e attualmente esposto al Louvre. Il percorso prosegue con i cosiddetti “itinerari segreti”, una serie di sale che sfoggiano capolavori come le tavole di Bosch (tra cui la Salita al Paradiso). Di grande interesse è pure l'Armeria del Consiglio dei Dieci, al cui interno sono custodite duemila armi, documenti e cimeli relativi agli Ammiragli della Repubblica di Venezia. Si tratta di un arsenale che non ha confronti in Europa, perfettamente conservato nell'arco di cinque secoli. Dall'armeria si passa nell'ambiente più celebre e pregiato dell'intero palazzo: la vastissima Sala del Maggior Consiglio. Il soffitto è addobbato da dipinti del Veronese, mentre sulla parete di fondo troneggia il Paradiso del Tintoretto, una tela immensa, considerata la più grande pittura a olio del mondo. Dalle altre pareti occhieggiano, in ordine cronologico, i ritratti dei primi 76 dogi. Particolarmente suggestiva è pure l'ultima parte dell'itinerario che, superata la Sala dello Scrutinio, conduce al celeberrimo Ponte dei Sospiri. Il suo nome, come è noto, è dovuto ai lamenti dei condannati che venivano condotti alle Prigioni Nuove, dall'altra parte del canale.

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