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Sabato, 19/10/2019
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Villa Farnesina e gli affreschi di Raffaello


Passeggiando per via della Lungara a Roma, nella zona di Trastevere, ci si imbatte in un tesoro dell'arte rinascimentale ancora immerso nel verde e in un'atmosfera tranquilla, al riparo dai flussi turistici (e automobilistici) più intensi. È Villa Farnesina, disegnata all'inizio del Cinquecento dal noto architetto Baldassarre Peruzzi, che nella capitale firmò anche il progetto del Palazzo Massimo alle Colonne. Lo stesso Peruzzi, con Raffaello, Sebastiano del Piombo e Antonio Bazzi (meglio conosciuto come il Sodoma) realizzarono le decorazioni pittoriche negli ambienti interni. I loro affreschi fecero della villa, oggi riconosciuta come uno degli esempi più completi di architettura civile del Rianscimento, una delle residenze più ammirate invidiate a Roma. Raffaello, in particolare, lasciò qui alcune fra le sue opere più straordinarie. L'appellativo di “Farnesina”, per questa residenza signorile, sobria all'esterno ma ricchissima all'interno, è però fuorviante. La villa fu costruita infatti per Agostino Chigi, un ricchissimo banchiere senese sulla cui prosperità si sono tramandati parecchi racconti. Si sa, ad esempio, che il banchiere era chiamato “il magnifico” per la sua propensione a sostenere e proteggere gli artisti, oltre che per il fasto di cui si circondava nella sua residenza romana, dove riceveva principi e alti prelati. Fra gli innumerevoli banchetti tenuti presso la villa è passato alla storia quello allestito nelle scuderie, a dimostrare che le stalle del Chigi erano più ricche dei saloni di una “comune” dimora patrizia. Si narra anche che, alla fine dei pasti, piatti e posate (rigorosamente d'oro e d'argento) venissero gettati nel Tevere come dimostrazione di abbondanza e potenza. Le stoviglie, però, finivano in una rete nascosta agli occhi degli ospiti e venivano così recuperate dai domestici. La discesa dei lanzichenecchi a Roma pose bruscamente fine alle cerimonie e agli ozi filosofici dei Chigi, ma circa mezzo secolo dopo, nel 1579, la villa passava ai Farnese, la celeberrima famiglia cui apparteneva anche papa Paolo III. Da allora sarebbe stata conosciuta come Villa Farnesina, anche per distinguerla dal Palazzo Farnese che sorge a poca distanza, sull'altra sponda del Tevere. Oggi appartiene allo Stato Italiano ed è sede di rappresentanza dell'Accademia dei Lincei. L'ingresso per i visitatori è dal prospetto posteriore, attraverso un bel giardino all'italiana, mentre sull'altro lato si ammira la facciata principale con i due avancorpi laterali e la stupenda loggia affrescata da Raffaello, attualmente chiusa da vetrate per proteggere i dipinti. Il progetto di Raffaello per la Loggia di Psiche sarebbe diventato un modello, sia nei contenuti, sia nelle modalità di realizzazione, per la decorazione delle dimore nobiliari, anche nei secoli successivi. In un intreccio di festoni, ghirlande e putti che prosegue anche nel giardino, Raffaello e i suoi allievi (fra cui anche Raffaellino del Colle e Giulio Romano) raccontano la storia di Amore e Psiche, tratta da Apuleio. Il tema è in relazione con la vicenda del matrimonio di Agostino Chigi: infatti l'imposizione della sposa da parte della corte pontificia è paragonata al consenso degli dei, di cui narra il mito. Se il ciclo raffaellesco di Amore e Psiche è fra le opere più celebrate della storia dell'arte italiana, altrettanto famosa è la scena del Trionfo di Galatea che l'artista urbinate dipinse nella Loggia di Galatea, sempre al piano terreno. In questo ambiente di straordinaria suggestione, la visione classicista della ninfa su un cocchio trainato da delfini, fra figure mitologiche, contrasta con il colorismo del veneziano Sebastiano del Piombo, che dipinse le lunette e realizzò su una parete l'immagine di Polifemo, lo sgraziato amante di Galatea. Il soffitto è opera di Baldassarre Peruzzi e riproduce la posizione dei pianeti e delle costellazioni nel giorno di nascita di Agostino Chigi. Al Peruzzi si devono anche le decorazioni della vicina Sala del Fregio: un denso ciclo iconografico dedicato a soggetti mitologici come le fatiche di Ercole, Diana e Atteone, Orfeo ed Euridice, ecc. Di grande impatto scenografici sono gli affreschi che l'architetto senese realizzò al primo piano, nella Sala delle Prospettive, destinata a ospitare cerimonie, udienze e rappresentazioni teatrali. Il nome deriva dal finto loggiato dipinto sulle pareti: fra le sue colonne si aprono ampie vedute che riproducono campagne, paesi e la stessa città di Roma. Altre scene di amori mitologici circondano i paesaggi. Il recente restauro ha portato alla luce anche un graffito che testimonia l'occupazione della villa durante il sacco di Roma: “1528 - perché io scrivente non dovrei ridere? i Lanzichenecchi hanno fatto correre il Papa”. L'ultimo ambiente aperto al pubblico è la stanza da letto di Agostino Chigi, affrescata dal Sodoma con scene della vita di Alessandro Magno e, in particolare, del suo matrimonio con Roxane. Il soffitto a cassettoni, pure decorato con immagini tratte dalle Metamorfosi di Ovidio, riproduce quello della Domus Aurea di Nerone. Le finestre si affacciano sul parco, garantendo una vista non troppo diversa da quella che appariva ai padroni di casa, circa cinque secoli fa.

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