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Martedì, 20/08/2019
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L'Abbazia di Santa Maria delle Carceri

 Nella Bassa Pianura Veneta, dove la Provincia di Padova s'incontra con quella di Rovigo, si trova un complesso edilizio religioso di lunga memoria, le cui origini risalgono al lontano XII secolo. Con la sua maestosa presenza testimonia ancora oggi, nel silenzio della pianura padana, le complesse vicende succedute nel territorio in un'epoca connotata dal fitto intreccio tra poteri laici ed ecclesiastici. L'Abbazia di Santa Maria delle Carceri comprende la chiesa, i chiostri, i locali dell'antica biblioteca, il palazzo canonicale, l'ex foresteria con il granaio: un insieme di elementi funzionali alla vita religiosa e laboriosa di un monastero fondato nel basso Medioevo. Ufficialmente tutto inizia nel 1107 quando il Duca di Baviera Enrico il Nero, dona alcuni territori detti “Le Carcere” ad una piccola comunità di canonici Portuensi (in quanto inizialmente affiliati presso la Canonica di Santa Maria del porto di Ravenna, poi anch'essi in accordo con la regola di Sant'Agostino) che già verso l'anno Mille avevano preso qui fissa dimora promuovendo opere di bonifica del territorio, guidati in ciò da un forte spirito caritatevole unito alla dura vita nella povertà. La donazione imperiale porta a un nuovo impulso edilizio e a probabili nuove ricchezze per il piccolo cenobio: i monaci sostituiscono infatti il primitivo luogo di culto con una chiesa più ampia, consacrata dal Patriarca di Aquileia nel 1189 e contemporaneamente costruiscono un chiostro annesso alla Chiesa. Un rovinoso incendio nel 1242, al tempo delle incursioni del celebre tiranno Ezzelino III da Romano, porta però a un generale restauro ed a una riconsacrazione della chiesa verso la fine del XIV secolo, nel 1399 appunto. Il XV secolo vede l'avvio di una nuova fase culturale per il monastero: per ridare vita all'Abbazia il papa Gregorio XII decide di affidarla ai monaci Camaldolesi, seguaci di San Romualdo nel rispetto della Regola di San Benedetto: il 1408 segna definitivamente la fine della vicenda agostiniana a favore di quella benedettina e inizia in questo momento il periodo di maggior splendore per l'Abbazia. I monaci Camaldolesi costruiscono infatti altri chiostri (dei quali è rimasto uno solo, doppio e maestoso), un'ampia sala adibita a biblioteca, una foresteria per accogliere i pellegrini. Ampliano nuovamente la chiesa in stile barocco. Per circa trecento anni i Camaldolesi riuscirono quindi nell'affiancare la loro spiritualità al culto per le arti, le scienze, ai problemi sociali, senza dimenticare la vita operosa e paziente nei campi. Ma con la fine del XVII secolo nuovi problemi si affacciano: i turchi si avvicinano sempre più al Mediterraneo e la Repubblica di Venezia necessita di cospicue somme per finanziare le sue guerre contro la costante minaccia musulmana. Nel 1690 l'Abbazia viene quindi soppressa per volontà papale e i suoi territori messi all'asta per finanziare le imprese della Repubblica di Venezia nel nome della difesa della “fede cristiana”. Tutto il complesso venne allora acquistato dai Carminati: ricchi commercianti bergamaschi che risiedevano a Venezia, i quali trasformarono gli edifici in una grande fattoria di campagna funzionale ai loro scopi di sviluppo agricolo dell'area. Per oltre due secoli i Carminati scelsero l'Abbazia come loro dimora e la casa dell'abate fu trasformata in un'elegante villa estiva. Titolari di migliaia di campi, essi furono i signori indiscussi del territorio fino al 1951 quando, ormai in difficoltà economiche, cedettero la proprietà alla parrocchia di Carceri. Una visita all'Abbazia di Santa Maria delle Carceri è occasione ideale per un momento di tranquillità e pace, meditando tra le mura di un plurisecolare complesso religioso monastico che la storia, fortunatamente, ci ha lasciato in eredità. La parrocchia di Carceri si stringe attorno alla “sua” Abbazia, diventata anche un centro socio-culturale: nell'ex biblioteca si tengono convegni e presentazioni di libri, parte dell'antico monastero ospita attività ricreative per i più e i meno giovani, il cortile è punto d'incontro per momenti conviviali durante l'estate. Attualmente la visita al complesso consente di ammirare la chiesa d'ispirazione barocca a pianta rettangolare, il fonte battesimale con affreschi cristologici del XV secolo, l'elegante chiostrino romanico, il grande chiostro del XVI secolo, la foresteria poi divenuta granaio (in ristrutturazione), i tre piani della Villa Carminati (di cui quello inferiore è oggi adibito a Canonica), la sala degli affreschi nell'ex biblioteca camaldolese. Nel 2002 è stato inoltre inaugurato, negli ambienti del chiostro del '500, un singolare Museo della Civiltà contadina che raccoglie e documenta l'identità del territorio e delle genti della Bassa padovana. La maggior parte degli oggetti esposti è stata donata da privati e da famiglie della parrocchia, nell'intento collettivo di far conoscere ai posteri le loro radici comuni.

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