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Lunedì, 09/12/2019
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Santa Maria di Collemaggio

basilica di collemaggio

Appena fuori dal centro storico di L'Aquila, poco distante dalla Porta di Bazzano, sorge uno dei massimi capolavori dell'architettura romanico-gotica in Abruzzo. È la Basilica di Santa Maria di Collemaggio con la sua inconfondibile facciata in marmo bianco e rosa, e l'aspetto grandioso, tanto inconsueto rispetto agli sui architettonici dello stesso periodo, nella regione. Le origini del tempio sono strettamente legate, per la tradizione, alla vicenda di Pietro da Morrone, che il 29 agosto del 1294 fu incoronato papa col nome di Celestino V, proprio fra queste mura. Vent'anni prima, nel 1274, l'eremita passava per L'Aquila, di ritorno dal concilio di Lione, dove aveva ottenuto l'approvazione del suo ordine dei Celestini. Durante la notte trascorsa nella località chiamata Collemaggio, Pietro sognò una scala d'oro in cima alla quale la Vergine, circondata da angeli, gli chiedeva di costruire una chiesa proprio in quel punto. Pochi anni dopo il tempio dedicato a Maria veniva consacrato, grazie all'impegno dei Celestini. Ma i lavori di costruzione si sarebbero protratti per oltre un secolo, come dimostra la coesistenza di stili architettonici differenti. Alla fine del Trecento, sul fianco sinistro della basilica, fu aperta la Porta Santa che per secoli avrebbe giocato un ruolo cruciale nella liturgia della Perdonanza celestiniana. Tutti i penitenti che la varcavano, nelle 24 ore successive al vespero del 28 agosto, beneficiavano infatti dell'indulgenza plenaria. Nella lunetta che sovrasta il portale, sotto un'aquila scolpita, si ammira un affresco trecentesco recentemente restaurato, raffigurante la Madonna col Bambino, fiancheggiata da san Giovanni Battista e san Pietro Celestino. Un icona singolare che, però, non esaurisce le peculiarità dell'edificio. Ne sono un esempio le decorazioni policrome che ricoprono l'intera facciata rettangolare: un fondale di quadri, croci e losanghe in cui si inseriscono magnificamente tre portali di diversa fattura e da altrettanti rosoni. La sezione destra della facciata è più larga della sinistra, forse per far fronte a esigenze prospettiche, ed è chiusa da un originale torrione ottagonale che fungeva da base per il campanile, purtroppo distrutto da un terremoto. Il romanico prevale nello splendido portale centrale che, però, indulge alle suggestioni gotiche nei fregi scultorei, nelle colonnine tortili, nelle cuspidi e nei pinnacoli. Straordinario anche l'impatto scenografico dell'arco a tutto sesto, diviso in cinque cornici, pure ornate da un fitto repertorio di figure angeliche, motivi floreali e animali. Poi lo sguardo si sposta in alto, a contemplare il magnifico rosone: un autentico ricamo scandito da due ordini di colonnine a spirale, del diametro complessivo di cinque metri, che spicca nettamente rispetto a quelli laterali. Appena entrati in chiesa, ci si sente pervasi da un senso di vastità e, allo stesso tempo, da quello spirito essenziale, semplice e austero su cui si fonda l'architettura romanica. Due solenni file di colonne ottagonali e arcate a sesto acuto dividono tre navate eccezionalmente ampie, e sorreggono il tipico soffitto a cassettoni in legno. Come gran parte degli elementi architettonici interni, la volta è stata recuperata solo grazie al restauro degli anni '70, che ha liberato la basilica dalle sovrastrutture tardo-barocche aggiunte dopo il terremoto del 1703. Fra i numerosi motivi d'interesse si segnala il bel pavimento cosmatesco, che richiama i motivi geometrici della facciata. In fondo alla navata destra si ammira un mausoleo in marmo del Cinquecento, firmato da Girolamo da Vicenza. Qui sono conservate le spoglie di Pietro da Morrone, in un'urna realizzata dall'orafo aquilano Luigi Cardilli. Barocchi sono, invece, i due altari del transetto e l'altare maggiore in marmo intarsiato. Il restauro, poi, ha portato alla luce affreschi riconducibili a tre scuole differenti: quella veneta del Quattrocento caratterizza i dipinti che ornano le nicchie della parete destra. Quella tosco-marchigiana del Cinquecento è rappresentata dagli affreschi che ricoprono la controfacciata. Di scuola umbro-marchigiana, infine, è la Madonna col Bambino e santi dipinta da Francesco da Montereale, allievo del Perugino, nella parete di sinistra. Dalla Basilica e dal piazzale antistante si accede al Convento dei Celestini, impreziosito da un chiostro raffinato ad arcate ogivali, con al centro una fontana monumentale. Ancor più interessante è il refettorio, un ambiente monumentale, oggi destinato a ospitare eventi culturali di rilievo. Qui si ammirano affreschi di pregevole fattura sulle volte a crociera e sulla parete di fondo. La scena della Crocifissione e quelle che rappresentano santi e beati furono realizzate, con ogni probabilità, dalla mano di Saturnino Gatti, caposcuola della pittura abruzzese del Cinquecento.

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