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Giovedì, 20/02/2020
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Firenze: il Museo del Bargello

cortile del bargello
Guide turistiche
Sara Giuntolis - Firenze
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Dal 1865, anno della sua fondazione, il Museo del Bargello di Firenze ospita alcuni fra i più importanti e ammirati capolavori dell'arte italiana. Nelle sue sale convergono appassionati e studiosi di scultura, soprattutto del periodo rinascimentale, ma le collezioni spaziano ben oltre, a comprendere le cosiddette “arti minori”: arazzi, avori, smalti, arredi, maioliche (celebri quelle dei Della Robbia) provenienti dalle ricchissime collezioni medicee o da donazioni di privati. Il Palazzo del Bargello, d'altra parte, è molto più di un semplice contenitore d'arte. La sua storia scorre parallela a quella di Firenze fin dalla prima età comunale. Il primo nucleo dell'edificio, affacciato su via del Proconsolo (dove è posto anche l'ingresso al museo), includeva già l'alta torre Volognana e fu completato prima del Trecento, come pure il suggestivo cortile d'ispirazione gotica, con cui inizia l'itinerario artistico. In origine vi risiedeva il Capitano del Popolo. Poi vennero il Podestà e il Capitano di Giustizia, detto appunto “il Bargello”, mentre le funzioni politiche passavano a Palazzo Vecchio (sorto cinquant'anni più tardi). Di fatto il Palazzo del Bargello, dopo essere stato teatro di tumulti e sollevazioni popolari, degli scontri fra guelfi e ghibellini, fra il papa e l'imperatore, divenne una prigione in cui si provvedeva anche a eseguire le sentenze di morte, come nel caso di Bernardo Baroncelli, complice dei Pazzi nella congiura contro Lorenzo de' Medici. Oggi, al centro del cortile porticato, un pozzo ha rimpiazzato il patibolo. Fin dalla nascita del museo, sotto le grandi arcate a tutto sesto sono state collocate statue monumentali di varia provenienza (Giardini di Boboli, Palazzo Vecchio, ecc.). Fra queste i Sei musici scolpiti da Benedetto da Maiano per l'incoronazione di Ferdinando I d'Aragona, la statua di Alfonso d'Aragona del Laurana, il monumentale Oceano, opera cinquecentesca del Giambologna, e la figura fanciullesca del Pescatore di Vincenzo Gemito: uno dei più celebri bronzi dell'Ottocento che evidenzia chiari riferimenti al naturalismo quattrocentesco. Al piano terreno c'è subito la Sala di Michelangelo che raccoglie capolavori cinquecenteschi, alcuni dei quali acquisiti dagli Uffizi nel 1874. Due sculture giovanili (il Bacco e il Tondo Pitti) e due celebri “non-finiti” (il David-Apollo e il Bruto) sono le opere del Buonarroti, cui si aggiungono molte altre raffigurazioni classiche: di Benvenuto Cellini si ammirano il Narciso, il Ganimede e il busto monumentale di Cosimo I de' Medici. Del Giambologna il bronzo più famoso, il Mercurio alato, e il giovanile Bacco. Più piccolo il Bacco marmoreo scolpito da Jacopo Sansovino. Al primo piano si visita la Cappella in cui i condannati si preparavano ad affrontare il supplizio, la Sala degli avori e quella della preziosa Collezione Louis Carrand, comprendente pezzi d'oreficeria, smalti di Limoges, sculture e dipinti donati al Bargello da un collezionista francese dell'Ottocento. Presso la torre, in una delle sale più antiche dell'edificio, è esposta la raccolta di oggetti d'arte islamica, in parte derivanti dalla donazione Carrand, in parte dalle collezioni dei granduchi di Toscana. Da qui si accede al Salone di Donatello, naturalmente l'ambiente più visitato. In questa vasta sala fanno bella mostra di sé il celeberrimo David, bronzo a grandezza quasi naturale raffigurante il trionfo del semidio adolescente sul gigante Golia (presumibilmente il primo nudo a tutto tondo del Rinascimento), lo splendido San Giorgio, anch'esso fortemente ispirato all'arte ellenistica, il piccolo Attys riportato all'antico splendore dal restauro del 2005. Accanto a queste e ad altre opere del maestro sono disposte moltissime straordinarie creazioni del primo Quattrocento fiorentino. Fra queste il Sacrificio di Isacco di Lorenzo Ghiberti e l'analogo soggetto interpretato da Filippo Brunelleschi, le Madonne in terracotta di Luca della Robbia, opere di Desiderio da Settignano, Michelozzo di Bartolomeo, Agostino di Duccio, Michele da Firenze. Uscendo nel Verone si contemplano altre sculture del Giambologna, nate per adornare ville e giardini come gli animali in bronzo provenienti dalla Villa Medicea di Castello. Al secondo piano l'attenzione si sposta sulla seconda metà del Quattrocento, con la Sala del Verrocchio (al secolo Andrea di Michele di Cione): il realismo del suo David in bronzo spicca per contrasto rispetto a quello forgiato da Donatello. Figure sacre e celebri personalità del periodo sono qui eternate per mano dello stesso Verrocchio, del Pollaiolo, di Francesco Laurana, Mino da Fiesole, Benedetto da Maiano, Antonio Rossellino. Ricchissima e inestimabile per valore è anche la raccolta dei Bronzetti (nella sala omonima), per lo più derivata dalle collezioni medicee. Ne fanno parte celebri capolavori come Ercole e Anteo del Pollaiolo e il Ganimede attribuito a Benvenuto Cellini. Due sale sono dedicate ad Andrea della Robbia e al figlio Giovanni, che con Luca della Robbia (fratello di Andrea) portarono ai massimi livelli l'arte della terracotta policroma smaltata. Il percorso può concludersi nella Sala dell'Armeria (vi sono esposte armi e armature che coprono quasi un millennio di storia) o nella Sala della Scultura Barocca e delle Medaglie. Queste ultime sono disposte in ordine cronologico, quasi a comporre un itinerario attraverso gli eventi e le personalità illustri che hanno segnato la storia italiana fra XV e XVIII secolo.

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