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Giovedì, 08/12/2022
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Fénis: un castello che eccita la fantasia

castello di fénis

Sembra l'ambientazione perfetta per un film in costume medievale, o l'illustrazione di una fiaba con tanto di cavaliere e principessa da salvare. Non a caso il Castello di Fénis (lo si incontra pochi chilometri a est di Aosta, a breve distanza dall'autostrada A5) è il più celebre e visitato di una regione pur ricchissima di manieri medievali come la Val d'Aosta. Pietra grigia smussata dai secoli, un insieme di torri tutte diverse fra loro, a pianta circolare o quadrata, asimmetricamente disposte attorno al corpo centrale dell'edificio, a formare una sorta di pentagono irregolare. E all'esterno una doppia cerchia di mura con tanto di merlature a coda di rondine. Peccato che il Castello di Fénis non si uniformi pienamente allo stereotipo dei manieri medievali. Infatti non si erge sulla cima di una rupe o di un poggio, ma se ne sta adagiato a valle, poco fuori dall'abitato. Anche per questo il casato degli Challant, costruttori e detentori del castello fino al 1716, non se ne servì mai a scopo difensivo preferendo impiegarlo come sontuosa residenza. Proprietari di moltissimi feudi in tutta la regione, i signori di Challant (già Visconti di Aosta) furono fin dal XIII secolo la più ricca e potente famiglia della Valle, nonché i rappresentanti locali dei Savoia, con cui forse erano imparentati. Quanto alla loro dimora turrita, essa si sviluppò naturalmente per gradi e per interventi successivi, ma le sue origini sono avvolte nella più fitta oscurità. Di certo la fortezza era già nota nel 1242, quando se ne registra la prima menzione. Ma l'assetto attuale si deve quasi sicuramente all'impulso (e agli ingenti finanziamenti) di Aimone di Challant e del figlio Bonifacio I, quindi in un periodo compreso fra il 1340 e il 1420 circa. Con il primo l'edificio si arricchì di fortificazioni assumendo la forma vagamente pentagonale, con il secondo cominciò sempre più a somigliare a una residenza signorile: nel cortile, ad esempio, si realizzarono i due ballatoi sovrapposti e il grazioso scalone che tuttora caratterizzano l'ambiente più interessante e suggestivo. Inoltre si allinearono tutti i piani degli interni. Interventi che fecero di questo complesso una sintesi mirabile fra i canoni costruttivi militari tipici del basso Medioevo e i criteri residenziali che si andavano delineando proprio nel Quattrocento. Alla morte di Bonifacio I le campagne costruttive cessarono di colpo, se si escludono sporadiche opere di ristrutturazione. Segno evidente che la potenza e la fortuna degli Challant andava incontro a un brusco ridimensionamento. Ma la dimora-fortezza di Fénis continuò a passare di discendente in discendente, testimonianza muta di un passato glorioso, fino all'inizio del Settecento. Infatti è datato 1716 l'atto con cui Giorgio Francesco di Challant, sopraffatto dai debiti, cedette il castello per 90.000 lire. Il seguito è storia di passaggi di mano e decadenza: il maniero diventa una casa colonica ma alcune torri sono già in rovina, e i tetti a rischio di crollo. Poi, improvvisamente, nel 1865 il neonato Stato italiano acquista l'edificio. Dietro c'è l'interessamento dell'architetto Alfredo D'Andrade, studioso e appassionato dell'architettura medievale, autore del finto Borgo Medievale e del Parco del Valentino a Torino, del Castello d'Albertis a Genova, restauratore di numerosi castelli e chiese medievali fra cui la Sacra di San Michele in Val di Susa. A D'Andrade va il merito di aver riscoperto il castello, di essersene innamorato fino ad assumerne la gestione in prima persona, di averne fatto un Monumento nazionale e, soprattutto, di aver avviato una campagna di restauri che si sarebbe protratta ben oltre la sua morte. Oggi il maniero di Fénis si presenta privo dei suoi arredi originali, sostituiti da mobili d'antiquariato, ma sfoggia tutto il suo fascino derivante dal profilo architettonico, dall'imponente apparato difensivo, dalle decorazioni della piccola corte che si apre al nel corpo centrale: affreschi a colori vivaci nel più genuino stile gotico cortese coprono tutte le pareti, protetti dai due livelli del ballatoio in legno. Scene di dame e cavalieri mescolate a soggetti sacri, come nel San Giorgio che uccide il drago, raffigurato sulla parete di fondo dello scalone semicircolare. I dipinti sono stati attribuiti al torinese Giacomo Jaquerio, ma non c'è dubbio che cicli estesi come quelli di Fénis dovettero impegnare un nutrito numero di maestri. Lungo il ballatoio si incontrano le figure di saggi e filosofi che reggono cartigli con iscrizioni in francese antico. Le decorazioni pittoriche continuano nella cappella del castello dove, naturalmente, dominano le figure di Cristo (pregevole un crocefisso ligneo del Trecento), della Vergine, di santi e di apostoli. Nel percorso di visita al castello si segnalano anche alcuni vasti ambienti del piano superiore, come la “sala del tribunale”, così definita per l'affresco sul camino che rappresenta le virtù cardinali, fra cui spicca la Giustizia.

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