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Martedì, 14/07/2020
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La Fortezza di Civitella del Tronto

civitella del tronto

C'è un pezzo di storia dell'Unità d'Italia e un concentrato di storie rinascimentali nel passato di Civitella del Tronto e della sua Fortezza, tuttora ritenuta come una delle più imponenti opere di architettura militare mai realizzate nel nostro paese. Il borgo si trova al confine fra Abruzzo e Marche, in provincia di Teramo, e occupa un versante di un rilievo calcareo dal profilo allungato. In cima, a oltre 600 metri d'altitudine, la cresta è interamente occupata dalla fortezza, le cui mura si sviluppano per oltre 500 metri in lunghezza, delimitando una superficie di 25.000 metri quadrati. La struttura così come si presenta oggi, con il suo sistema di spalti protesi nel vuoto, camminamenti coperti, piazze d'armi e alloggiamenti per soldati, vide la luce nella seconda metà del Cinquecento. Pochi anni prima, nel 1557, l'antico fortilizio di Civitella, luogo di confine fra Regno di Napoli e Stato della Chiesa, era stato protagonista della storica resistenza alle truppe francesi guidate dal Duca di Guisa. I francesi erano scesi in Italia per contrastare l'invasione spagnola nei territori pontifici e per strappare il Regno di Napoli a Fernando Álvarez de Toledo (il crudele “Duca di Ferro”). Dopo tre settimane di assedio infruttuoso e 2.800 colpi di cannone sparati sul borgo, il Guisa dovette rinunciare alla conquista di Civitella e ripiegare nello Stato Pontificio. In premio per il loro comportamento eroico, i civitellesi furono esentati dal pagamento di tasse e dazi doganali per 25 anni, e fu lo stesso re di Spagna Filippo II a ordinare la costruzione di una fortezza ben più vasta e robusta, capace di resistere alle più moderne tecniche d'assedio e, soprattutto, alle nuove minacce dell'artiglieria pesante. Il nuovo baluardo militare sarebbe rimasto per secoli il guardiano inespugnabile del confine settentrionale del vicereame e, più tardi del Regno delle due Sicilie. Civitella, infatti, fu l'ultima roccaforte borbonica ad arrendersi all'avanzata dell'esercito piemontese di Vittorio Emanuele II, a causa di un assedio iniziato il 26 Ottobre 1860 e terminato il 20 Marzo 1861. Dopo la resa, i Savoia procedettero al metodico smantellamento “a freddo” della fortezza, che restò in stato di abbandono per cento anni prima di essere restaurata e aperta alle visite. Oggi è possibile ripercorrere la sequenza di camminamenti coperti che si stringono a imbuto sul versante est della collina (quello meno impervio e più esposto agli attacchi). Un percorso obbligato, protetto anche da un fossato, progettato per chiudere in trappola gli assalitori. Varcato il secondo camminamento ci si trova nella prima piazza del forte, utilizzata per l'addestramento delle truppe. La terza rampa è la più impervia: anche qui gli invasori avrebbero dovuto sostenere il fuoco di fila dalle feritoie per guadagnare l'accesso all'acropoli e conquistare l'intera fortezza. Nella parte più alta la fortezza cambia aspetto. Qui si apre il “quartiere residenziale”, destinato a ospitare parecchie centinaia di soldati. Si notano la chiesetta dedicata a Santa Barbara, protettrice degli artiglieri, e la Campana Faro eretta in memoria dei caduti delle guerre mondiali. La seconda piazza d'armi presenta un'ingegnosa opera di canalizzazione dell'acqua piovana, che veniva raccolta nel sottosuolo e poteva essere attinta dal pozzo centrale. Da qui si attraversa la zona degli uffici, delle furerie, dei magazzini. Dal bastione di San Giacomo la vista spazia sulla piana sottostante e sull'Abbazia di Montesanto, al vertice di un poggio che ricadeva sotto il controllo dello Stato della Chiesa. Si giunge poi nella Gran Piazza, la più ampia delle tre, con la seconda cisterna per la raccolta dell'acqua. Nel punto più alto della fortezza furono collocati i simboli del potere politico e religioso: l'imponente Palazzo del Governatore, inaugurato nel 1574 e attualmente in rovina, e la chiesa di San Giacomo che fungeva anche da luogo di sepoltura per i soldati morti a Civitella. Nei dintorni si sviluppa anche la Gran Strada, in pratica il corso principale della cittadella, cuore delle attività extra-militari. Dalla balconata si contempla la disposizione degli edifici del borgo sottostante di Civitella, che sembrano formare tante cinture difensive digradanti verso la pianura. La cerchia più esterna coincide con i resti delle più antiche mura angioine. Fra le case serpeggiano vicoli angusti che dovevano attutire l'impatto degli assalitori. Sulla Gran Strada si affacciano gli alloggiamenti della guarnigione, il magazzino dell'artiglieria e altri ambienti come le cucine e le mense per i soldati. Questi edifici sono stati restaurati allo scopo di ospitare il Museo delle Armi e delle Mappe Antiche. Nel suo interessante patrimonio sono comprese armi antiche di vario genere (pezzi d'artiglieria come falconetti e obici, fucili a luminello, pistole a pietra focaia, sciabole), ma anche divise, bandiere, mappe e documenti.

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