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Martedì, 20/04/2021
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Brescia: la Pinacoteca Civica

Aperta da circa un secolo, la Pinacoteca Civica Tosio Martinengo di Brescia è considerata una delle più importanti collezioni pittoriche lombarde e vanta capolavori di maestri come Raffaello Sanzio, Lorenzo Lotto, Tintoretto e Romanino. La raccolta, ospitata nel Palazzo Martinengo de Barco, in Piazza Moretto, è il frutto della fusione di due grandi gallerie che corrispondono ai lasciti del conte Paolo Tosio (nel 1844) e del conte Francesco Leopardo Martinengo (nel 1883). Il patrimonio costituito con le due raccolte si è arricchito, nel corso degli anni, grazie ad altre donazioni e ad acquisizioni di opere provenienti da chiese soppresse o edifici distrutti. Il nuovo allestimento inaugurato nel 1994 presenta un percorso espositivo articolato in ben 25 sale, che racconta la storia dell'arte bresciana fra il XIII e il XVIII secolo. Un posto importante nella collezione è occupato infatti dai dipinti di Vincenzo Foppa, caposcuola della pittura lombarda del Quattrocento. L'opera più rappresentativa di Foppa è forse la Madonna col Bambino tra i santi Faustino e Giovita, meglio nota come “Pala della Mercanzia”: le figure si collocano simmetricamente in un interno ben definito prospetticamente, alle spalle del quale si aprono scorci di un paesaggio stilizzato. La luce e i colori concorrono a creare un clima di pacata familiarità fra la Madonna, assisa in trono, e i santi patroni di Brescia. Ancor più importante appare il patrimonio di opere riconducibili al Cinquecento bresciano, una stagione particolarmente feconda, segnata dagli influssi della pittura veneziana e dall'attività di alcuni grandi maestri: Savoldo, Romanino e Moretto. Di Giovanni Girolamo Savoldo si ammirano il Ritratto di gentiluomo col flauto (altissimo esempio della ritrattistica rinascimentale) e la Natività: in un ambiente notturno, caro al Giorgione, è riprodotta con straordinario realismo la scena dell'adorazione dei pastori, nell'intimità e nel silenzio della capanna. L'approccio realista alla natura e all'uomo si avvicina alla scuola fiamminga anche con Gerolamo Romani, detto il Romanino, e Alessandro Bonvicino, detto il Moretto. La Natività, la Cena in Emmaus e il San Gerolamo penitente sono fra le opere più importanti del pittore nato a Romano di Lombardia. Il “San Gerolamo”, in particolare, rivela una forte inclinazione naturalistica che va oltre lo stile di Tiziano, pure richiamato dall'uso di colori caldi e sfumati. Altrettanto vasta è la raccolta di opere del Moretto, fra le quali spiccano la Madonna col Bambino e il San Nicola di Bari. Quest'ultimo, noto anche come “Pala Rovelli” stupisce per la forza poetica del gruppo della Vergine col Bambino e per la vivida rappresentazione delle figure degli allievi, che sembrano scolpite dalla luce. Fra le opere di scuola veneta cinquecentesca si distingue la tela di Lorenzo Lotto con l’Adorazione dei pastori. L’accostamento cromatico di tonalità decise, la fluidità della luce e delle figure ne fanno uno dei più importanti capolavori del pittore veneziano. La mano di Raffaello Sanzio è ben riconoscibile nei lineamenti dell'Angelo, che costituisce un frammento della pala con l’Incoronazione di San Nicola da Tolentino. Qui Raffaello, nonostante la sua giovane età, manifesta una sensibilità e una cultura figurativa già mature che lo avvicinano a Leonardo. Notevole è anche il Cristo Redentore benedicente, opera originariamente destinata alla devozione privata. Il Seicento e il Settecento sono rappresentati da pittori di aree culturali differenti. Fra i più importanti, Palma il giovane, Andrea Celesti e il bresciano Giacomo Ceruti, detto il Pitocchetto, di cui la Pinacoteca Tosio Martinengo presenta una collezione eccezionale sotto il profilo qualitativo e quantitativo. Dalla pittura di Ceruti emerge la commossa partecipazione dell'artista per la condizione degli umili e per la durezza del lavoro quotidiano. Tele come la Lavandaia, I due pitocchi, Donne che lavorano e I calzolai costituiscono, per i visitatori meno esperti della galleria, una delle sorprese più piacevoli. Con alcune belle tele di Luca Giordano, Tintoretto e Rosa da Tivoli si completa l'itinerario della Pinacoteca, ma altrettanto eccezionale è la sezione dedicata alla grafica: Circa 30.000 esemplari documentano lo sviluppo dell'arte dell'incisione nelle sue varie tecniche (xilografia, bulino, acquaforte, chiaroscuro, litografia) dal Quattrocento all'età contemporanea. Fra i bulini di fattura tedesca spicca la serie, pressoché completa, di Albrecht Dürer. Il Cinquecento italiano, d'altra parte, è ottimamente rappresentato dal Parmigianino e da Annibale e Ludovico Carracci. Notevoli sono anche le acqueforti dei maestri del Settecento veneto (Canaletto, Tiepolo e Piranesi), i “Capricci di Goya” nell'edizione completa e rilegata, le celebri litografie satiriche di Daumier. Tra le stampe contemporanee, infine, spicca la Grande natura morta di Giorgio Morandi: un capolavoro dell'incisione italiana del Novecento.

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