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Lo “Schioppo di Salino”

mammola

Considerato la porta d'accesso ideale al Parco Nazionale dell'Aspromonte dal versante settentrionale jonico, il paesino di Mammola, situato lungo la Strada di Grande Comunicazione che collega il Tirreno allo Jonio, è un piccolo concentrato di storia e cultura che aggiunge fascino a questo itinerario essenzialmente naturalistico, alla scoperta delle cascate originate dal torrente Salino. Lo “Schioppo di Salino”, come viene chiamato dai contadini del luogo, è raggiungibile attraverso un itinerario agevole, adatto a tutti, in meno di tre ore partendo dall'abitato di Mammola. Il paese, noto oggi soprattutto per la tradizione gastronomica del pesce stocco, merita di essere conosciuto a fondo sotto ogni profilo. La cucina locale è densa di sapori forti e genuini: dai salumi al peperoncino alla ricotta affumicata, dalle melanzane ripiene ai dolci e ai prodotti tipici della montagna. Abitato fin dai tempi della Magna Grecia, Mammola conserva un suggestivo centro storico d'impianto medievale, con piazzette e stradine tortuose che si insinuano fra le case, affastellate alle pendici della montagna. Fra queste spiccano il profilo della Chiesa Matrice e alcuni eleganti palazzi signorili sulle cui facciate predominano stili architettonici diversi, dal classico al barocco, con alcune evidenti influenze moresche. Mammola è anche la città natale del pittore, scultore e architetto Nik Spatari, che qui ha progettato e costruito il Parco Museo di Santa Barbara, sui resti di un antico monastero basiliano. Il museo conserva, fra l'altro, il monumentale affresco di Spatari intitolato “Il sogno di Giacobbe”, considerato uno dei capolavori dell'artista. Dallo svincolo per Mammola della S.G.C. Jonio-Tirreno, percorsi duecento metri, si può lasciare l'auto presso gli archi della vecchia ferrovia, di fronte ai giardini pubblici. Seguendo la segnaletica del “Sentiero dei Greci”, che anticamente portava a Rosarno, si lascia l'abitato e si toccano il Santuario di San Nicodemo e il Passo della Limina, dove il Parco dell'Aspromonte incontra la catena delle Serre Reggine. La zona presenta una vegetazione variopinta che cambia repentinamente a seconda dell'altitudine: boschi di faggi, pini, lecci, castagni, querce e ulivi si alternano alle quote più basse, in cui ricade il sentiero. Nel sottobosco, fra piante di erica, agrifoglio, pungitopo e felce, si incontrano parecchie specie pregiate di funghi, che in autunno esercitano un forte richiamo sugli escursionisti. Nelle zone meno frequentate dall'uomo vivono il cinghiale, la volpe, la lepre, il tasso e il ghiro. Il “Sentiero dei Greci” percorre la vallata del fiume Torbido e si affianca, per un tratto, alla strada che collega i due mari. In effetti il sentiero era già battuto dai primi colonizzatori greci, i quali si spostavano dallo Jonio al Tirreno seguendo il corso di questa tipica fiumara che, se alimentata da precipitazioni particolarmente intense, assume un aspetto turbolento e minaccioso. A destra si incrocia il torrente Macariace, a sinistra i ruderi di una vecchia miniera: due gallerie da cui si estraevano zolfo e arsenico. Il sentiero sale gradualmente fino al Passo Sella, punto di valico della dorsale appenninica. Nelle vicinanze si scorge il Palazzo Barillaro, una dimora gentilizia di campagna del XVII. Fin qui la sterrata è percorribile anche in auto, ma giunti presso un piazzale è necessario parcheggiare per imboccare a piedi il sentiero che si inoltra nella Gola del Salino. Il torrente Salino, che si getta nel Torbido, nasce da una delle cime dell'Aspromonte, il Limina. La vegetazione si fa subito più rigogliosa: le specie predominanti sono il leccio, l'orniello (da cui i pastori ricavavano i collari per il bestiame) e l'erica (dalle radici si ricavano pipe pregiate). Ci si imbatte anche in una rarissima specie di erica, la Woodwardia radicans, che cresce solo in alcune zone umide dell'Aspromonte. Si prosegue sempre lungo il greto del Salino, presso il quale spiccano grandi massi granitici e giganteschi ontani. Il torrente, ricco di trote, è anche un punto di riferimento per gli animali del parco che qui convergono per dissetarsi. Il corso dell'acqua è movimentato da numerose anse, cascatelle e pozze usate un tempo dalle massaie per lavare i panni. In acqua si mettevano a macerare anche il lino e la ginestra, che le tessitrici mammolesi trasformavano in pregevoli manufatti. Ancora oggi, a Mammola, alcune donne si servono di antichi telai per creare splendidi tappeti e copriletti con tinte e disegni di matrice bizantina. Nell'argine destro del torrente si può notare una mastra, cioè una presa d'acqua creata per l'irrigazione dei campi. Superata l’ultima ansa del torrente, si giunge in vista dello spettacolare “Schioppo di Salino” che, scorrendo tra gole di roccia ferrosa, precipita con due salti di una cinquantina di metri. Il getto d'acqua rimbalza più volte con fragore sui lastroni rocciosi, secondo una bizzarra fantasia della natura. Proseguendo sulla destra della cascata si raggiunge un laghetto dove, nelle calde giornate estive, si può anche fare il bagno. Il percorso a ritroso è consigliabile per il ritorno. In alternativa, per proseguire l'escursione, si può seguire il corso della mastra servendosi di una strada sterrata che conduce al piazzale del parcheggio.

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